La nostra vita con Tempo Medico

ritratto di Redazione Zadig

di Antonio Crepax

Quando fu pubblicata la prima Clinicommedia, nel febbraio del 1965, avevo solo quattro anni e francamente non so dire se sia stata concepita prima o dopo la prima storia di Valentina, che sarebbe uscita sul numero 2 di Linus nel maggio dello stesso anno. Sicuramente, quando mio padre la realizzò, stava quanto meno pensando a "La curva di Lesmo".

Da quel momento, le storie a fumetti e le trasmissioni di Circuito interno hanno convissuto, sfiorandosi e influenzandosi a vicenda, come è normale per un autore che ha sempre concepito il suo lavoro come un unicum creativo ricco di vasi comunicanti. In particolare, le donne delle Clinicommedie hanno spesso riflesso le protagoniste delle storie a fumetti che egli creava in parallelo. Quasi una sorta di provini per quelle eroine che si sarebbero poi cimentate in ben altre avventure.

In tutto il suo lavoro, volti, atteggiamenti e costumi ricorrono e si ritrovano in contesti molto diversi ma sempre caratterizzati dal ruolo centrale o comunque emergente della donna. Dalle prime timide apparizioni di specializzande che completano la scena a vere e proprie protagoniste dei suoi mondi, prima reali e avventurosi e poi via via sempre più onirici e surreali.

Pur essendo un sognatore spesso completamente rapito dal suo lavoro, nostro padre ci ha insegnato che ogni cosa che facciamo richiede il massimo rispetto, lo stesso impegno, grande serietà e passione. Con Tempo Medico è stato così. Infatti, egli teneva a questo lavoro non meno che alle sue storie a fumetti, alle illustrazioni per libri e giornali, alle copertine dei dischi, alle campagne pubblicitarie e ai giochi che creava per la famiglia e gli amici. Ogni mese, quando era il momento di fare la copertina e la Clinicommedia, tutto s’interrompeva per non venir meno alle scadenze dettate dalla rivista. Non ricordo una volta che sia arrivato in ritardo, come a noi capita spesso.

Oltre a essere un piacevole intermezzo tra una storia e l’altra, la “Clinicommedia” racchiudeva poi diverse delle sue passioni. La più scontata è quella del fumetto, o meglio, come suggerisce il neologismo creato dai pionieri della rubrica, la commedia. Egli ha sempre amato la rappresentazione, il gioco delle parti, l'indagine psicologica dei personaggi. In questo senso, le Clinicommedie sono state un vero e proprio laboratorio teatrale più che scientifico.

Poi le regole, anche se potrà sembrare strano per un eterno fanciullo come è stato. In ogni sua espressione creativa, anche in quelle apparentemente più sfrenate, mio padre ha agito sempre con metodo e rispetto delle regole stabilite. Regole comuni a quelle del giallo, con la presentazione del caso che prima è avvolto da quell'alone di insolito mistero - un altro dei pattern ricorrenti in tutta la sua opera - e poi viene svelato, illuminato da logiche deduzioni fondate sulla conoscenza scientifica. Regole che richiamano anche il gioco intellettuali, come bene hanno scritto il caro amico Carlo Felice Venegoni e Massimo Obbiassi nelle prefazioni delle due raccolte di questi lavori pubblicate nel 1977 e nel 1990.

Infine, la continuità e l'innovazione di un appuntamento che diventa la costante di tutta una vita lavorativa: 360 puntate nell'arco di quasi 30 anni. Una bella cavalcata! Dove le persone avvicendatesi in redazione, da committenti sono diventati immancabilmente amici e compagni di gioco. A loro va il nostro affettuoso ringraziamento per aver contribuito a creare qualcosa di unico e originale che non ha avuto un equivalente né in Italia né all'estero.

 

Antonio Crepax
Nato a Milano nel 1961, si è laureato presso l’Università Statale in Criminologia clinica. Passato al mondo della comunicazione, per vent’anni ha lavorato come copywriter e addetto stampa presso diverse agenzie di ADV e PR, prevalentemente nel settore corporate e riguardo a problematiche ambientali, giuridiche, economiche, politiche, sociali, impiantistiche e alla gestione della crisi. Dal 2004, con la famiglia, si occupa anche di gestione strategica, ideazione contenuti, realizzazione testi, comunicazione e licensing dell'opera di Guido Crepax, con particolare attenzione allo sviluppo di progetti editoriali e contenuti di mostre ed eventi. Questa attività dal 2003 si è concretizzata nella creazione di Archivio Crepax.

Archivio Crepax
Costituito nel 2003 dai famigliari di Guido Crepax in seguito alla scomparsa dell'Autore, Archivio Crepax tutela e ripropone il ricco patrimonio di immagini e contenuti frutto del lavoro del creatore della mitica Valentina. Riunendo competenze di design, comunicazione e scenografia, i figli Antonio, Caterina e Giacomo hanno raccolto l'eredità culturale del padre. Performance espositive, nuove edizioni, oggetti di design e progetti multimediali sono sviluppati nel rispetto dell'opera originale, evidenziando la grande attualità delle intuizioni creative dell'Autore.