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Il coma a occhi aperti paese per paese

Stati Uniti
La decisione se tenere in vita indefinitamente i malati di PVS varia da Stato a Stato. Le cose, però, sono cominciate a cambiare dal 1990, quando la Corte Suprema ha dato l’autorizzazione a interrompere l’alimentazione a Nancy Cruzan, una ragazza in PVS da otto anni. La decisione è stata presa una volta accertata, con molte testimonianze, la precedente volontà di Nancy di non sopravvivere in quello stato. Negli USA è in vigore il Living Will (testamento di vita), un documento in cui si possono esprimere le proprie preferenze su come e quanto essere curati (fino al rifiuto di trattamenti salvavita) in caso di perdita di coscienza. I medici sono tenuti a rispettare queste "direttive anticipate".

Gran Bretagna
L’Associazione dei medici britannici si è espressa a favore della sospensione delle cure salvavita (alimentazione artificiale compresa) per chi si trova in PVS da più di un anno. Protrarre più a lungo le cure non migliora in alcun modo la qualità della vita e la prognosi del paziente. La decisione, comunque, va sempre presa in accordo con i familiari. Per la prima volta nel 1993, la House of Lords ha deciso di sospendere l’alimentazione a Antony Bland, in "coma vigile" dal 1989 durante gli incidenti dello stadio Hillsborough a Sheffield.

Europa continentale
In generale, i paesi del Nordeuropa sono più propensi dei paesi mediterranei a interrompere le cure, in accordo con i familiari, per chi si trova in stato vegetativo permanente. Tuttavia i comportamenti dei medici variano molto da stato a stato e spesso da un ospedale all’altro. Per mettere ordine anche in queste materie nel 1996 è stata approvata dal Consiglio d’Europa la "Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina". Su questo punto la convenzione afferma la necessità del consenso a ogni atto medico e l’importanza di evitare l’accanimento terapeutico in casi come il "coma vigile".

Italia
L’Ordine dei medici e il Comitato nazionale per la bioetica giudicano "riprovevole" l’accanimento terapeutico, cioè la continuazione delle cure quando non ci può essere un miglioramento del paziente. Però nicchiano sulla possibilità di lasciare per iscritto la propria volontà di rifiutare le cure (alimentazione artificiale compresa) in caso di incoscienza (Direttive anticipate). Il risultato è un’ambiguità di fondo, che consente casi come quello di Eluana Englaro, in stato vegetativo persistente da otto anni.

Olanda
E’ l’unico paese al mondo dove l’eutanasia è ammessa (anche se non legalizzata) dal 1993. Con il consenso dei parenti, i malati in stato vegetativo permanente possono andare incontro alla "dolce morte".

Sudafrica
Non esistono regole precise su come comportarsi in caso di PVS. Tuttavia, intervistato sull’argomento, il noto cardiochirurgo Christiaan Barnard (primo al mondo a realizzare con successo un trapianto di cuore nel 1967), dell’Università di Città del Capo, ha dichiarato: "E’ un errore scambiare la pura esistenza biologica di questi malati per vita vera e propria; ed è un errore ancora più grave voler continuare a tenere in vita questi pazienti che vegetano".

Giappone
In nome della "morte dignitosa", una speciale commissione del Consiglio nazionale della scienza si è espressa a favore dell’interruzione dell’alimentazione artificiale per le persone in PVS (1995). Tuttavia in Giappone vi sono molti medici che si fanno pagare profumatamente per protrarre indefinitamente le cure anche ai malati senza speranza di guarigione.

Cina
Il sistema medico cinese non è particolarmente attento all’autonomia dei pazienti. Inoltre il confucianesimo che pervade la società inibisce un dibattito aperto sulla morte. Ciononostante, soprattutto nelle regioni agricole, i familiari che non si possono permettere il lusso di un ricovero protratto si portano a casa i malati terminali facendoli morire fuori dal controllo della medicina.

 

  

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