“I giorni della memoria”: perché Gaza non cancelli Auschwitz. E viceversa

È disponibile in forma cartacea o in formato digitale il saggio I giorni della memoria della nostra collaboratrice Simonetta Pagliani. È una raccolta di articoli storici usciti su Scienza in rete ogni 27 gennaio a partire dal 2014, in occasione del giorno in cui si ricorda la liberazione del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, nel 1945, ad opera delle truppe sovietiche, che mostrò al mondo l’orrore della Shoah.

12 Ott. 2026

di Redazione
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Scienza
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Il volume I giorni della memoria (103 pagine) è disponibile in forma cartacea presso la libreria Cortina di Milano (via Pascoli 70) a 12 euro e in formato digitale ePub e Kindle a 7,99 euro.

 

Mentre la violenza del conflitto tra Israele e Palestina e la sofferenza delle popolazioni coinvolte si fa sempre maggiore, anche l’antisemitismo torna ad alzare la testa, aggiungendo così danno a danno, come ha notato Luca Carra nell’editoriale della newsletter di Scienza in rete. Per questo proponiamo il libro I giorni della memoria di Simonetta Pagliani, che raccoglie i saggi pubblicati dall’autrice ogni anno in occasione del 27 gennaio, Giorno della Memoria.

Molti gli argomenti affrontati: i caratteri specifici dell’annientamento del popolo ebraico, ma anche di rom, comunisti, omosessuali, disabili; la “catastrofe morale” della medicina tedesca coinvolta nel progetto; la convinta adesione del fascismo italiano al credo antisemita; le storie dei giusti che vi si opposero, mettendo in salvo tante vite.
Citiamo ancora dall’editoriale di Carra: “Ricordare Auschwitz non significa chiudere gli occhi su Gaza, e denunciare Gaza non autorizza a dimenticare Auschwitz: è l’unico modo per non perdere due volte la stessa umanità.”

Il saggio offre occasioni di riflettere sugli eventi del passato, di ricordare che l’Italia fascista non fu vittima né spettatrice passiva della Shoah, ma complice attiva e zelante. Le leggi razziali del 1938 non furono imposte dall’alleato tedesco: furono elaborate e applicate con zelo burocratico tutto italiano. Funzionari dello Stato, quadri del Partito, militari e semplici cittadini collaborarono alle deportazioni, convinti che denunciare gli ebrei fosse un dovere patriottico, o come modo per arricchirsi.
Pagliani ripercorre questa catena di complicità: dalle Questure che schedavano i “nemici del regime” alle bande fasciste che torturavano nelle prigioni improvvisate, dai campi di transito come Fossoli e Bolzano alla Risiera di San Sabba, da cui furono deportati 7.579 ebrei.

Ma ciò che rende il libro prezioso è l’attenzione a un aspetto spesso trascurato: la responsabilità della medicina e della scienza. Da medica, l’autrice ricostruisce quella che la Commissione Lancet ha definito “la catastrofe etica della medicina nazista”, un capitolo ancora largamente ignorato nei percorsi formativi universitari. I medici tedeschi aderirono al partito nazista in percentuali molto più alte di qualsiasi altra professione, e collaborarono alla sterilizzazione forzata di oltre 300.000 persone, all’uccisione di 70.000 pazienti psichiatrici con il programma T4, agli esperimenti nei campi di concentramento, che coinvolsero quasi 29.000 vittime. Anche in Italia i medici parteciparono all’identificazione, alla catalogazione e all’esclusione degli ebrei dalla professione e dalla società.
Quando la scienza si mette al servizio dell’ideologia, e la distanza professionale necessaria al lavoro medico si trasforma in freddezza, anche la professione più dedicata alla cura può diventare strumento di morte.
Il volume restituisce anche nomi, storie e luoghi: i ghetti di Łódź, dove adolescenti come Dawid Sierakowiak, Abram Cytryn e Rywka Lipszyc scrissero i loro diari prima di morire a 19, 17 e 16 anni; i sentieri della libertà nelle foreste casentinesi, dove don Ilario Lazzaroni fu ucciso
insieme a 26 concittadini; il 16 ottobre 1943 a Roma; i bambini e i libri salvati di Villa Emma.

Il percorso attraversa anche la letteratura e la musica, da Primo Levi e Jean Améry a Vasilij Grossman e alla tredicesima sinfonia di Šostakovič.

Sono luoghi che “rammentano, tramandano e ammoniscono”, e che le scuole dovrebbero visitare non come tappe di un turismo della memoria, ma come occasioni di comprensione storica profonda.