In memoria di un maestro: Claudio Rugarli

Per molti dei soci e collaboratori di Zadig, Claudio Rugarli è stato un maestro, nel senso più vero della parola. A partire dall’Università e dall’esperienza di Tempo Medico, ha contribuito a fondare le basi della nostra esperienza professionale e umana. Lo ricordiamo con parole nostre e di altri allievi.

14 Set. 2026

di Natalia Milazzo
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È mancato da poco, all’età di 96 anni, Claudio Rugarli, professore emerito di Medicina interna all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, maestro per una generazione di medici e autore del celebre Manuale di medicina interna sistematica su cui tanti clinici si sono formati.

Lo ricordano come un vero maestro Roberto Satolli, che ha fondato Zadig, e altri attuali soci e collaboratori, che hanno lavorato a lungo con lui nella redazione di Tempo Medico, insieme a Roberta Villa, che ha ricordato Rugarli in un post su Facebook.

Se gli allievi ricordano Rugarli per le lezioni, di chiarezza e interesse straordinari; per la capacità di incoraggiarli a seguire la propria strada, anche di fronte a scelte non convenzionali; per la gentilezza dei suoi modi con le persone malate e per l’acutezza clinica che gli consentiva di arrivare a diagnosi sfuggite a lungo ad altri medici, Roberto Satolli lo ricorda soprattutto come un maestro di metodo, capace di dare un’impronta a cui Zadig è rimasta fedele, a partire dai tempi in cui pubblicava Tempo Medico, rivista storica nel panorama dell’editoria medica italiana, per anni punto di riferimento di chi lavorava nell’ambito della medicina per un’informazione indipendente e aggiornata, della cui redazione scientifica Rugarli faceva parte.

Racconta Satolli: «Erano tempi completamente diversi: basta pensare che la riunione della redazione scientifica di Tempo Medico, di cui Claudio Rugarli faceva parte insieme ad altri esperti di altissimo livello, i maggiori esperti medici che c’erano in circolazione, si riuniva una volta alla settimana intorno a un tavolo, e sul tavolo erano disposte le riviste scientifiche internazionali più autorevoli, ovviamente tutte in edizione cartacea… credo che a quei tempi arrivassero addirittura via nave. Ma i pezzi che preparavamo per Tempo Medico non erano certo traduzioni: sceglievamo una linea, un argomento da discutere interessante per i lettori e raccoglievamo più studi, li confrontavamo, costruivamo criticamente ogni articolo».

Due le linee guida su cui si muoveva Tempo Medico, raccolte in seguito da Zadig: indipendenza critica e chiarezza espositiva.

«La chiarezza era ed è ancora uno dei nostri cavalli di battaglia. Tempo Medico era una rivista rivolta ai professionisti sanitari, come diceva il nome: voleva essere il Time in campo medico. Ma era noto che i medici la tenevano spesso in sala d’aspetto e che le persone che aspettavano di essere visitate la leggevano: magari non cogliendo ogni dettaglio, ma sicuramente il senso dei discorsi sì. L’altro pilastro era ed è l’indipendenza critica: e in questo Rugarli è stato un vero maestro».

Ogni articolo pubblicato sulle riviste scientifiche internazionali più autorevoli, pensiamo a Nature, a The Lancet, al New England Journal of Medicine o al British Medical Journal, veniva vagliato e analizzato criticamente.

«In questo Rugarli è stato un grande maestro: con i suoi modi sempre gentili, esercitava però una critica estremamente severa su quanto si decideva di pubblicare. Non importava assolutamente l’autorevolezza della rivista: o meglio, era solo il punto di partenza per poi vagliare con grande senso critico il contenuto di ogni articolo, analizzandone con attenzione il metodo, i numeri e i risultati e confrontandoli con la letteratura esistente in merito, in modo che l’informazione ricevuta attraverso Tempo Medico fosse sempre il più possibile affidabile. In questo, posso dire che Rugarli era la guida. Per me, appena laureato, quelle discussioni settimanali sono state una vera scuola, mi hanno dato un’impronta professionale che ho conservato per tutta la vita e ho portato con me nell’esperienza di Zadig».

Su Scienza in rete Claudio Rugarli è stato ricordato da un altro suo allievo, Vittorio Baldini, che ha lavorato con lui per vent’anni al San Raffaele prima di diventare direttore di Medicina Generale presso l’ospedale di Desio (MB), che ne ha citato “la straordinaria passione per la medicina e per il lavoro del medico: la curiosità instancabile nel cercare di comprendere i fenomeni biologici che sottendono la malattia, il rigore essenziale del metodo, il ruolo centrale attribuito al ragionamento clinico”.

Valori ed insegnamenti di cui c’è più che mai bisogno e che a Zadig conserviamo e coltiviamo con cura.