Siamo tutti diventati celiaci?

ritratto di Roberto Satolli

Basta guardarsi attorno per accorgersene. Sino a poco tempo fa l’indicazione “senza glutine” si intravedeva quasi solo in farmacia e in qualche negozio specializzato. 

Ora salta agli occhi ovunque: sugli scaffali dei supermercati, nelle gelaterie, nei menu dei ristoranti. Siamo tutti diventati celiaci?

I dati di mercato confermano che un terzo dei 320 milioni di euro di prodotti senza glutine venduti in Italia nell’ultimo anno sono stati acquistati da persone che non hanno la diagnosi di celiachia.

E lo stesso accade in tutto il mondo ricco dove ogni anno il fatturato delle aziende che producono prodotti per celiaci cresce del 27%. Tutti dicono che è una moda, alimentata da testimonial dello spettacolo come Gwyneth Paltrow Victoria Beckham, Kim Kardashian, Lady Gaga, che seppur molto diverse tra loro hanno in comune la dieta “senza glutine” e milioni di follower sui social che fungono da perfetta cassa di risonanza.

Come tutti i fenomeni di massa si autoalimenta: vedersi continuamente proposti cibi senza glutine induce inevitabilmente a pensare che faccia male, come il colesterolo e l’eccesso di zucchero o di sale, o che farne a meno serva a dimagrire

I dati presentati dall’Associazione italiana celiachia mostrano che in Europa il 10% della popolazione segue una dieta totalmente, parzialmente o occasionalmente “senza glutine” senza averne realmente bisogno.

Di recente è stato pubblicato sul British medical Journal uno studio ha dimostrato che la dieta di esclusione nelle persone non celiache non riduce il rischio di eventi cardiovascolari.

Ma sembra che tutto sommato importi poco di quali siano i risultati della scienza. E’ vero anche che mangiare è uno dei piaceri della vita, oltre che necessità, e va bene che ciascuno abbia i suoi gusti, potendo scegliere.

I guai cominciano quando si passa dalla preferenza alla prescrizione medica, ed è questo che sta accadendo dietro le quinte. 

Sedici “esperti” della materia si sono trovati a Oslo nell’estate del 2011 e hanno coniato un nuovo termine medico: “sensibilità al glutine non-celiaca” (NCGS). Suona bene, un po’ come i non-compleanni di Alice, e non significa nulla.

Ora che l’NCGS è una malattia, i veri celiaci cominciano a preoccuparsi: anche i “sensibili” vorranno il buono mensile della ASL per comprare i prodotti senza glutine?

Almeno fin’ora lo Stato concede rimborsi solo a chi ha diagnosi certa di celiachia ma il rischio di questa nuova moda è quello di banalizzare la vera malattia e l’importanza della dieta senza glutine per le persone realmente affette da celiachia.

Roberto Satolli
Nicoletta Scarpa