Salute senza confini

ritratto di Roberto Satolli

Quando Paolo Vineis, epidemiologo all’Imperial College di Londra, ha consegnato alle stampe il suo saggio sulla salute globale, non poteva certo immaginare di ricevere una conferma così immediata e tragica alle sue tesi. L’evoluzione di Ebola, fuori controllo in Africa occidentale e ormai sbarcato in occidente, mette sotto gli occhi di tutti che è ormai impossibile occuparsi della salute “in un solo stato”.

I casi di trasmissione in Europa e in America, pur moltiplicandosi insieme alla paura, rimarranno comunque isolati e facilmente contenibili, ma sommandosi alla catastrofe e al collasso sanitario, sociale ed economico di diversi paesi africani produrranno effetti a cascata su tutti gli aspetti della nostra vita, compresa la salute di tutti. Effetti che si propagheranno nello spazio e nel tempo proprio attraverso le vie e i meccanismi della globalizzazione, secondo quei modelli matematici che, studiati per descrivere le epidemie, spiegano perfettamente anche le crisi finanziarie ed economiche, e viceversa.

Vineis nel libro si occupa solo marginalmente delle malattie infettive, perché è interessato soprattutto a mostrare come i “contagi” che oggi propagano cattive condizioni di salute, utilizzano soprattutto vettori diversi dai classici virus (che pure costituiscono una minaccia mai estinta, dalla SARS alla MERS, sino alla prossima pandemia influenzale): per esempio attraverso l’inquinamento dell’ambiente, le migrazioni di grandi popolazioni o il diffondersi di abitudini alimentari nuove e omogenee sull’intero pianeta, promosse dall’industria e dalla grande distribuzione; oppure, in modo rocambolesco, attraverso la catena che dalle immissioni di CO2 porta al cambiamento del clima, con una serie di prevedibili effetti a cascata e a grande distanza, che vanno dal ritorno della malaria alla salinizzazione delle acque potabili, senza contare anche in questo caso i risvolti economici, sociali e politici a lungo termine.

Le vicende sono tante, dall’epidemia di diabete e obesità (diabesity) al paradigma dell’isoletta Nauru, arricchitasi col commercio mondiale del guano e precipitata in miseria e malattia per l’adozione dei peggiori stili occidentali; dagli intrecci tra crisi economica e salute, in Russia e più recentemente in Grecia, alla crescita delle diseguaglianze all’interno dei singoli paesi, anche di quelli ricchi.

Vineis racconta anche storie di prima mano, grazie alla sua esperienza di epidemiologo internazionale, per esempio in Bangladesh, dove da anni studia gli effetti sulla salute della penetrazione di acqua marina nei terreni coltivati. E aggiunge un elemento di grande originalità scientifica all’analisi con la sottolineatura di come i mutamenti “globali” (dell’alimentazione e dell’ambiente) stanno imprimendo una traccia duratura nel DNA dell’umanità, attraverso quei mutamenti”epigenetici” che rappresentano la vera frontiera della ricerca contemporanea.

Dagli esempi si deducono facilmente i due principali corollari della questione: spesso le cause agiscono ormai solo a grande distanza da dove ricadono le conseguenze, per cui non vi è difesa possibile entro i propri confini; l’unica possibilità d’intervento richiede forti strumenti sovranazionali.

E’ questa la tesi politicamente forte del saggio, che denuncia come la concezione minimalista delle istituzioni pubbliche (compresi per esempio l’ONU e OMS), diffusasi col prevalere dell’ideologia del libero mercato, sta minando alle radici ogni possibilità di porre rimedio alle molteplici minacce che si affacciano.

L’autore è convinto che il sistema salute, dopo decenni di progressi reali in tutto il mondo, sia entrato in una fase d’instabilità, che potrebbe anche sfociare in una regressione, attraverso catene di eventi poco prevedibili. E infatti, chi aveva previsto che Ebola ci scappasse di mano sino a questo punto?

Paolo Vineis. Salute senza confini. Le epidemie al tempo della globalizzazione. Codice edizioni, 2014

 

Pubblicato su L'Espresso del 4 dicembre 2014