La storia della Clinicommedia uscita dalle mani di Crepax

ritratto di Pietro Dri

di Pietro Dri, direttore di Tempo Medico dal 1995 al 2003 e autore di 59 Clinicommedie

In una riunione nella redazione di Tempo Medico sul finire del 1964 sedevano attorno a un tavolo il direttore, Carlo Felice Venegoni e, tra le altre, due persone alquanto originali, l’una Guido Crepax, l’altra Pino Donizetti, medico e sceneggiatore. Erano stati chiamati per realizzare una nuova rubrica, la Clinicommedia: il secondo avrebbe dovuto sceneggiare in forma di dialogo un caso clinico con soluzione finale, l’altro pensare a come illustrarlo. Fu in questa riunione che nacque l’idea di usare il fumetto (pare che l’illuminazione sia venuta all’editore dei tempi, Niccolò Visconti) e, come ricorda Venegoni stesso, “dal punto di vista storico il particolare ha la sua importanza, perché allora Crepax di fumetti, ufficialmente, non ne aveva ancora fatti. La prima puntata di questa rubrica fu pubblicata nel febbraio del 1965: i due fumetti di Crepax furono i primi che egli pubblicò su una rivista”.

In realtà l’idea nacque nel 1961, ma si era arenata perché il testo di un caso clinico discusso tra due medici appariva talmente noioso da non poter essere inserito in una rivista brillante e spigliata come Tempo Medico. Come fare a rendere piacevole questa possibile rubrica? Si pensò che occorressero due mani, quella di uno scrittore brillante per sceneggiare il caso e quella di un disegnatore per illustrarlo. La novità funzionò subito e piacque moltissimo ai lettori, tanto da divenire la rubrica più letta della rivista.

Il nome “Clinicommedia” (che poi tornerà) venne però sostituito, fin dal primo numero, con “Circuito interno”, perché Donizetti si era immaginato di far svolgere l’azione in un Ospedale nel quale fosse disponibile un futuribile circuito interno che collegava via video e audio lo studio del direttore con lo studio dei medici.

Nacquero in tal modo i personaggi che hanno fatto per i medici la storia, grazie alla mano di Crepax: il direttore, tradizionale ma non troppo, aperto alle nuove idee ma non giovanissimo, con la sua pipa immancabilmente in mano o in bocca; l’aiuto, che si scoprì col tempo chiamarsi Attilio, che doveva fungere da contraltare e impersonare il medico più giovane e che più si affidava al ragionamento scientifico, rispetto all’esperienza e all’acume clinico del direttore; due assistenti chiamati in maniera neutra Assistente I e Assistente II, di cui non si è mai saputo il nome.

Ma a dominare la scena era la figura della specializzanda, affascinante e sempre elegantissima, prototipo di Valentina e, col tempo, variata nel vestire, nel taglio dei capelli e nel modo di porsi secondo le tendenze del momento e i gusti del suo autore: la specializzanda, nonostante il trascorrere degli anni e dei decenni, resterà sempre giovane e, purtroppo per lei, non arriverà mai a specializzarsi!

Altri destini invece mutano, per esempio l’aiuto Attilio vince un primariato in provincia e viene quindi sostituito da un aiuto più giovane e aitante, William, un rampante yuppie della medicina moderna. O ancora si aggiungono nuovi protagonisti, come Alcibiade, vecchio medico di poca cultura ma di solido buon senso.

E’ a Massimo Obbiassi, medico e autore di oltre 200 Clinicommedie, che si devono le definizioni di questi personaggi, e a lui pure si deve la “teoria della Clinicommedia”, che si basa su quattro presupposti: 

  1. non si deve imbrogliare il lettore
  2. la soluzione non deve essere assurdamente difficile
  3. la soluzione deve avvenire attraverso un passaggio drammatico
  4. la soluzione deve essere univoca.

Insomma sono le stesse regole di un giallo, visto che il lettore deve arrivare alla risoluzione di un caso sulla base degli indizi clinici che gli vengono via via forniti. E’ in realtà un gioco intellettuale, non un semplice caso o una rubrica con intenti didattici, tanto che è stata anche formulata la “teoria della Clinicommedia” per chi avesse voglia di cimentarsi con la sua non semplice scrittura.

Teoria della Clinicommedia

  • si dà X (x1, x2, xn)
  • si sospetta A (a1, a2, an)
  • si dà Y (y1, y2, yn) che esclude A (a1, a2, an)
  • per cercare Z risolutivo bisogna pensare a B

 

Note:

  • In X non deve mancare un elemento essenziale (salvo giustificazione)
  • La soluzione B deve essere unica
  • X e Y devono essere tipici di B, soprattutto se B è raro.

In trent’anni di storia, per un totale di 360 “Clinicommedie”, si sono succeduti molti autori dei casi (Sergio Mosna, Massimo Obbiassi, Maria Grazia Sabbadini, Mauro Venegoni, Raffaele Piffer, Stefania Riva, Silvia Cantoni, Pietro Dri) e delle sceneggiature (Pino Donizetti, Sandro Bajini), ma unica e indimenticabile è rimasta la mano dell’illustratore: Guido Crepax.

Le maschere della Clinicommedia
Direttore: esperto, sa tutto, capisce tutto. Come tutti i direttori.

William: aiuto, moderno-tecnologico-americaneggiante. Spesso l’eccesso di valutazione delle tecnologie (e il rifiuto della vecchia clinica) lo inducono in errore.

Alcibiade: vecchio medico, amico del direttore. Ignorante, ma dotato di occhio clinico e buon senso. Può agire in contrapposizione a William.

Neo-laureato: giovane, inesperto (ma studioso). Da usare per dire cose sciocche o improbabili (è scusabile). Oppure può avere intuizioni partendo da cose semplici, fregando William. Spesso usato (sono i due giovani) per battibeccare con la specializzanda.

Specializzanda: è l’unica donna. Esprime il punto di vista femminile nelle valutazioni extra-mediche. Dal punto di vista tecnico è brava. Può essere usata, essendo un tipo impulsivo, per dire cose che gli uomini – più piatti – non direbbero così sharp.

I Assistente e II Assistente: non sono mai stati caratterizzati individualmente. Sono abbastanza bravi, ma non troppo: devono servire da spalla. Sono 2 per alternare e voci.

Altri: vengono spesso introdotti altri medici, con funzione di raccontare la storia. In genere sono caratterizzati in senso negativo: non fanno parte dello staff, hanno dei limiti di competenza o punti di vista (chirurghi in un problema di medicina, o viceversa).

Attilio: nelle prime puntate di questa serie è aiuto. Poi diventa primario in un ospedale di provincia. E’ un po’ tontolone, ma in fondo bravo e più simpatico di William. A volte ricompare.