I migranti hanno la pelle dura

ritratto di Luca Carra

Brutti tempi per gli immigrati in Italia, presi nel vortice di un malessere sociale che esaspera la guerra fra i poveri. E fra i poveri, i non italiani, i clandestini in particolare, hanno meno diritti e sono più a rischio di essere additati come gli untori di vecchie nuove malattie.

Ma stanno così le cose? L’extracomunitario minaccia la nostra salute? I dati lo smentiscono. Nel convegno annuale dell’Istituto del Ministero della salute che si occupa di poveri e migranti (INMP) che si è tenuto lo scorso 2 dicembre, emerge una realtà diversa. Gli immigrati non stanno “invadendo l’italia”. Anzi, da quando è cominciata la crisi gli ingressi segnano una battuta d’arresto. Se nel 2010 gli stranieri regolarizzati in italia erano 4.900.000, nel 2012 ammontavano a cinque milioni, mentre nel 2013 a 5.1860.000. "Sì, ma ci sono tanti clandestini”. Non è vero, stanno diminuendo, dal 21% nel 2003 al 6% oggi.

Il problema è piuttosto dovuto all’aumentare dei poveri italiani: ormai il 28% della popolazione ha un reddito familiare inferiore ai 1.000 euro. Quindi più tensioni, sospetti, recriminazioni, e pericolose intolleranze.

Ma la bufala più grossa è che i migranti siano infetti, pericolosi. Al contrario, arrivando da paesi lontani in cerca di lavoro, gli immigrati sono in generale in condizione di salute migliore della media degli italiani; la mortalità sia nei maschi sia nelle femmine è circa il 30% inferiore alla nostra, tranne che per chi proviene dall’Africa sub sahariana (una minoranza).

E’ vero piuttosto che la fascia più emarginata degli immigrati tende a peggiorare una volta stabilitasi in Italia per le cattive condizioni legate alla povertà. Ma questo è il destino della popolazione più fragile del paese. Le disuguaglianze sociali, al di là del colore della pelle, infliggono un handicap di circa 5 anni nella speranza di vita dei poveri rispetto ai più abbienti e istruiti. Tanto che secondo le stime degli epidemiologi convenuti all’incontro dell’INMP, se si potessero eliminare le differenze di istruzione in Italia la mortalità dei maschi calerebbe del 30% e delle femmine del 15%.

“Il problema non sono i migranti. Il problema è la povertà e il bagaglio di malattia che si porta dietro” spiega il direttore dell’INMP Concetta Mirisola. “E il sistema sanitario sta facendo la sua parte per contrastare queste disuguaglianze”.

 

Pubblicato su L'Espresso del 19 dicembre 2014