È morto Veronesi, e già ci manca

ritratto di Luca Carra

Umberto Veronesi ci ha lasciato. E con lui un approccio moderno all’oncologia, che già si poteva constatare nell’intervista data a Tempo Medico nel 1979; un grande coraggio intellettuale e politico, mostrato co​n​ le sue tante battaglie civili a favore delle libertà; un impegno portato fino alle massime istituzioni quando, ministro della salute nel Duemila imposta la legge antifumo poi realizzata dal ministro Sirchia.

Nel 1976 la più prestigiosa rivista medica del mondo, il New England Journal of Medicine, concludeva un editoriale dicendo che da quel momento Milano non sarebbe stata nota solo per La Scala ma anche per l’istituto Nazionale dei tumori. A destare l’entusiasmo degli americani era un articolo scientifico firmato fra gli altri da Gianni Bonadonna che mostrava come un ciclo di chemioterapia dopo l’intervento al tumore del seno allontanava il rischio di ricaduta e di metastasi. Un risultato importante della ricerca oncologica, bissato poco tempo dopo dal giovane Umberto Veronesi che primo al mondo propose la chirurgia conservativa al seno in caso di tumori non troppo estesi. Da allora la quadrantectomia della mammella divenne un’operazione di routine.

Si potrebbe partire da mille altri esempi per parlare della ricerca scientifica a Milano, ma questa idea di operare conservando ricorre nella storia della medicina milanese e ci sembra assumere un significato etico particolare, incarnato nella storia stessa di Veronesi, figura centrale in Italia non solo per l’oncologia ma anche per la difesa della laicità e della libertà della ricerca. L'uomo delle mille battaglie, dal testamento biologico al diritto all’eutanasia alla liberazione dal dolore. Battaglie difficili nell’Italia ideologica e bacchettona, e infatti spesso perdute, almeno in prima battuta, ma alla fine necessarie. La ricerca scientifica a Milano ha avuto spesso questa vocazione civile, intrecciandosi con l’impegno sociale e cercando di abbattere le barriere disciplinari. Così Milano ha avuto, almeno a partire dall’Ottocento, gli scienziati migliori interpretare le ragioni del progresso culturale ma anche sociale ed economico, spesso impegnarsi in politica, dal Consiglio comunale agli scranni del Senato facendo valere le ragioni minoritarie della scienza.

Oltre alle molte battaglie per uno stato compiutamente laico Veronesi si è speso ovviamente per la difesa e promozione della libertà di ricerca: si tratti delle cellule embrionali o delle piante geneticamente modificate, avversate da un formidabile blocco storico costituito dal mondo ambientalista e da quello dell’agricoltura “di una volta”, frutto di una attitudine antiscientifica dura a morire.

Di Veronesi va poi ricordata la misura più importante di sanità pubblica dal dopoguerra a oggi, avviata nella sua breve stagione di ministro e portata a compimento dal successivo ministro della salute, Girolamo Sirchia: il divieto di fumo nei locali pubblici, che ha cancellato d’un tratto centinaia di migliaia di casi di infarto e di tumore all’anno in Italia.