da Bioetica n.
4/2001
Un nuovo passo nel dibattito sulla nutrizione artificiale
Il caso di
Treviso
di Luciano Orsi*
Il parere, riportato di seguito, del Comitato di bioetica dell'USSL 9
(Treviso) rappresenta un importante esempio di come l'attività di un Comitato
di etica (CE) possa svincolarsi dall'opprimente e limitativa valutazione dei
protocolli sperimentali, per aprirsi a una più incisiva azione sul piano
dell'attività clinica quotidiana. Prima di entrare nel merito del parere
espresso dal suddetto CE, è perciò opportuno sottolineare l'importanza di
orientare l'attività dei CE italiani verso la bioetica clinica che, rispetto
alla valutazione dei protocolli sperimentali, ha un impatto potenzialmente molto
più rilevante sul miglioramento della qualità dell'assistenza fornita al
cittadino malato. E' pertanto auspicabile che, al pari di altri paesi, anche in
Italia i CE comincino a affrontare seriamente e regolarmente questioni cruciali
come la pratica del consenso informato, la gestione del limite terapeutico al
fine di prevenire l'eccesso di trattamenti (impropriamente denominato
"accanimento terapeutico"), l'allocazione delle risorse a livello
delle aziende ospedaliere o territoriali, eccetera.
Per quanto specificatamente espresso dal CE di Treviso sulla limitazione della
Nutrizione artificiale (NA) nel paziente incompetent, in risposta a un quesito
coraggiosamente posto dal responsabile del locale Servizio di nutrizione
clinica, si deve rilevare che, molto opportunamente, non si è risposto in modo
diretto al quesito stesso. Il CE di Treviso ha, infatti, preferito formulare
alcune indicazioni da adottare come "griglia di riferimento" per i
sanitari coinvolti in decisioni relative all'inizio e alla sospensione della NA
in pazienti incompetent.
Tutte le indicazioni espresse risultano formalmente corrette sul piano clinico e
sono pienamente condivisibili su quello etico, poiché fanno riferimento
all'opportunità di pianificare anticipatamente il trattamento quando il
paziente è ancora competent sulla base di un'informazione veritiera, alla
migliore valorizzazione delle residue capacità del paziente di esprimere un
consenso, all'utilizzo del giudizio sostitutivo mediante la valorizzazione della
testimonianza dei familiari, al coinvolgimento di tutti i membri dell'équipe
sanitaria nella decisione, alla rivalutazione periodica dell'appropriatezza
clinica e etica della NA dopo un iniziale trial di trattamento, all'opportunità
di ricorrere al CE per valutazioni di particolare difficoltà.
La ragione fondamentale che ha indotto il CE di Treviso a non formulare una
diretta valutazione dell'ammissibilità etica delle condizioni indicate dal
dottore Paccagnella nella "provocatoria" tabella
1, sta proprio nel carattere "provocatorio" della tabella stessa.
Infatti, quelle indicazioni avevano soprattutto lo scopo di provocare un
dibattito più ampio sul tema scottante, ma che in Italia si tenta continuamente
a scotomizzare, della NA nel paziente incompetent. Molto opportunamente, il CE
di Treviso ha rilanciato la questione, coinvolgendo nel dibattito il CE della
regione Veneto e la Società italiana di Nutrizione parenterale e entrale (SINPE),
da cui è lecito attendersi risposte in merito sia alle condizioni della
suddetta tabella 1, sia ai punti fondamentali del
documento del CE di Treviso.
Il valore di tale documento sta nella decisa presa di posizione che il CE di
Treviso ha preso sulla questione della NA nel paziente incompetent e sui solidi
fondamenti etici che hanno costituito la cornice bioetica del parere espresso.
In particolare, i passaggi chiave del ragionamento etico sono stati i seguenti:
1) la conferma che la NA nel paziente incompetent va considerata una terapia (e,
quindi, assoggettabile alla limitazione terapeutica) e non come una forma di
assistenza di base (e, quindi, sempre dovuta e mai limitabile); 2) il valore
dell'autonomia decisionale che si estende, anche in accordo con le più recenti
indicazioni deontologiche,1 alla limitazione di
trattamenti salvavita; 3) il dovere etico di limitare i trattamenti per evitare
l'overtreatment (definizione preferibile a quella, ambigua, di accanimento
terapeutico); 4) l'equivalenza etica del non iniziare rispetto al sospendere i
trattamenti.
Poiché non è comune trovare una simile ricchezza di riferimenti concettuali in
un parere espresso da un CE, al documento del CE di Treviso va rivolto un plauso
affinché il lettore lo possa valutare con la dovuta attenzione.
segue
| Tabella 1. Condizioni che
devono essere presenti "contemporaneamente" per
"non" attuare NAD |
- paziente affetto da patologia degenerativa cerebrale o in stato di
incoscienza, o con patologia a carico del sistema nervoso centrale
che determini la perdita delle capacità cognitive e
dell'autocoscienza;
- paziente per il quale non è previsto o prevedibile alcun
protocollo terapeutico per la patologia neurologica di base;
- paziente che spontaneamente smetta o perda la capacità di
alimentarsi per via naturale;
- paziente che abbia già vissuto oltre la lunghezza media della
vita riconosciuta per il proprio sesso (in ogni caso abbia oltre 75
anni).
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Note della prima parte (torna indietro )
* U. O. Rianimazione e T. I., Ospedale Maggiore,
Crema
Consulta di Bioetica, Milano
1. Le indicazioni deontologiche con la
ratifica legislativa della convenzione di Oviedo hanno acquisito un valore
ancora più vincolante.
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