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Perché la Corte ha detto no

a richiesta di sospendere la nutrizione, avanzata dal padre Beppino Englaro, era motivata dal fatto che la ragazza si era già espressa sullo stato vegetativo quando un suo caro amico era stato colpito dalla stessa sorte due anni prima di lei. In quell'occasione Eluana aveva detto che se le fosse accaduta una cosa del genere mai avrebbe voluto essere lasciata in una "condizione così poco dignitosa".

Per saperne di più:
Il Decreto della Corte d'Appello di Milano

I commenti al Decreto di: 
Valerio Pocar

Amedeo Santosuosso

Nel dicembre 1999 la Corte d'Appello di Milano ha rigettato la richiesta che il padre ha avanzato in qualità di tutore della figlia con la seguente motivazione: se in casi del genere sospendere la somministrazione di farmaci è lecito per evitare l'accanimento terapeutico, l'alimentazione non può essere tolta perché è un atto assistenziale e quindi sempre dovuto. Fino allo spegnimento "naturale", magari fra vent'anni o anche più. Con la paradossale conseguenza che se Eluana avesse un'infezione, secondo la Corte potrebbe non essere curata con gli antibiotici anche fino a provocarne la morte, mentre nessuno potrà mai toglierle quel sondino che la alimenta artificialmente.
La decisione della corte di Milano non era per nulla scontata, visto che all'inizio degli anni novanta le corti supreme americana e inglese avevano deciso in modo diametralmente opposto nei casi di Nancy Cruzan e Tony Bland, anch'essi in stato vegetativo irreversibile. Da allora centinaia di altri casi di persone in stato vegetativo permanente vengono risolti, in questi paesi, sospendendo l'alimentazione.

 

  

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