Milano, 14 giugno 2000
Al Presidente della Repubblica
Al Presidente del Consiglio
Al Ministro della Sanità
Al Presidente del Senato
Al Presidente della Camera
Al Presidente della Corte Costituzionale
Al Presidente della Corte di Cassazione
Al Presidente del Comitato Nazionale per la Bioetica
Al Presidente della Federazione degli Ordini dei Medici
Al Presidente della Società Italiana di Neurologia
A tutti gli Onorevoli Parlamentari
A tutti i cittadini
Con il presente appello intendiamo richiamare lattenzione Vostra e dellopinione pubblica sul problema di grave rilevanza morale posto dalla situazione di Stato Vegetativo Permanente (SVP), ossia la condizione di quegli individui che hanno ormai irreversibilmente perso la possibilità di provare qualsiasi esperienza di tipo cognitivo ed emotivo, e che non potendo esprimersi circa i trattamenti che ricevono si trovano a essere mantenuti in uno stato di mera vita vegetativa per anni o anche decenni. Le conoscenze scientifiche disponibili e le esperienze cliniche acquisite in questo campo consentono di individuare con certezza questa condizione, tanto che alcune prestigiose società scientifiche internazionali hanno sostenuto la liceità di interrompere gli interventi di sostegno vitale, alimentazione artificiale compresa, dopo che è trascorso un periodo di tempo tale da escludere ogni possibilità di ritorno: linsistenza nel continuare le cure, oltre che inutile, potrebbe configurare un vero e proprio accanimento terapeutico. Accettando questa prospettiva, le Corti supreme degli Stati Uniti dAmerica e del Regno Unito hanno ammesso la sospensione del sostegno vitale ove fosse richiesta.
La questione di come trattare il SVP è dolorosa, ma non può essere elusa. Noi chiediamo che anche in Italia essa trovi una soluzione conforme ai criteri morali. Loccasione di questa nostra pubblica richiesta è fornita dalla recente pronuncia della Corte dappello di Milano sul caso di Eluana Englaro, una giovane donna di 29 anni, che da otto versa in questo stato. In qualità di tutore, il padre di Eluana ha chiesto linterruzione dei trattamenti sia per rispettare le idee e le volontà della figlia sia per mettere fine a una condizione di esistenza ormai priva di dignità e destinata a restare tale. Contrariamente alle nostre attese, la Corte dappello ha rifiutato tale richiesta, ma ha anche affermato per la prima volta principi di grande interesse circa lautodeterminazione, principi che aprono prospettive nuove circa il trattamento dei soggetti in SVP.
Siamo pertanto lieti che in occasione della pubblicazione della vicenda su Bioetica. Rivista interdisciplinare (1/2000) sul caso di Eluana Englaro, la Consulta di bioetica, il Centro Studi Politeia e l'editore Zadig, con la collaborazione dellIstituto di filosofia del diritto dellUniversità di Milano, abbiano organizzato per il 14 giugno 2000 presso lUniversità degli studi di Milano, un dibattito teso a sensibilizzare la pubblica opinione su questo tema. Esso coinvolge un numero limitato di individui, ma è pur sempre cruciale nella valutazione del livello di civiltà del nostro Paese, perché è proprio in queste situazioni che si verifica quanto rispetto viene riservato alla volontà e alla qualità della vita dei cittadini malati, siano essi in grado o meno di esprimersi in prima persona.
Col presente appello noi intendiamo sottoporre alla attenzione delle Signorie Vostre il caso di Eluana e di tutti coloro che, per ragioni di malattia o altro, sono in condizioni tali da non poter più esprimere le proprie volontà circa i trattamenti sanitari. Ricordiamo che dimenticare tali casi o eludere una risposta sia una palese violazione del principio di uguaglianza dei cittadini che porta a discriminare tra soggetti capaci di esprimere il proprio consenso e quindi di rifiutare i trattamenti sanitari e soggetti che essendo incapaci di farlo sono esposti al rischio di subire interventi di accanimento terapeutico contrari alla dignità umana.
Chiediamo altresì che il Comitato Nazionale per la Bioetica si occupi con urgenza del caso di Eluana Englaro pronunciandosi sui problemi etici posti dallo SVP; e che le Autorità competenti svolgano unindagine conoscitiva sul numero di situazioni analoghe presenti nel nostro paese.
Invitiamo le Signorie Vostre a fare tutto il possibile perché tali casi possano trovare una soluzione civile e sollecitiamo tutte le persone interessate a far pervenire sin da ora la segnalazione di casi analoghi presso la Consulta di bioetica (tel e fax 02-58300423) al fine di coordinare eventuali azioni future in materia.
Luca Carra, giornalista Agenzia Zadig
Carlo Defanti, neurologo
Emilio DOrazio, Centro Studi Politeia
Mario Jori, filosofo del diritto
Maria Cristina Morelli, avvocato
Valerio Pocar, Consulta di bioetica
Amedeo Santosuosso, giudice
Carlo A. Viano, filosofo