Sei volte di più. Il rischio di ammalarsi di leucemia per i bambini che vivono vicino alle antenne di Radio Vaticana è sei volte maggiore di quello corso dai loro coetanei. E seppure in maniera minore, il rischio cresce anche per gli adulti. Lo dice uno studio condotto dall'Osservatorio epidemiologico regionale del Lazio e pubblicato dalla rivista Epidemiologia&Prevenzione nello scorso numero di dicembre. Per più di due mesi nel 2001 la stampa e la televisione hanno bombardato gli italiani sul rischio di leucemia sofferto dai bambini abitanti nella zona, una patata politicamente bollente che ha visto le "sacre antenne" inquisite per inquinamento elettromagnetico e omicidio colposo plurimo. L'allora ministro della Sanità Veronesi si era scontrato su questo argomento con il ministro dell'Ambiente Bordon che aveva deciso di adottare la linea dura nei confronti delle emittenti radio e televisive non a norma e l'Italia, con il sì della Camera alla legge quadro sulla protezione da elettrosmog, era stata tra i primi paesi a legiferare su questo tema. Ma quanto sono fondate le paure di inquinamento elettromagnetico? A tutt'oggi è difficile dare una risposta perchè i risultati delle ricerche scientifiche sono contrastanti. L'indagine condotta dall'Osservatorio sembra però rilevare una correlazione tra emissioni elettromagnetiche e rischio di leucemia. Lo studio è stato intrapreso nel 1997 su richiesta della Regione Lazio per verificare le segnalazioni di un medico di base che operava nella zona e che aveva riscontrato numerosi casi di leucemia fra i suoi assistiti. Sono stati presi in esame i bambini tra 0 e 14 anni tra il 1987 e il 1999, confrontando i casi di leucemia infantile registrati a Roma città con quelli rilevati invece nelle zone vicine alle antenne. L'analisi ha permesso di smentire definitivamenti l'ipotesi che nell'area ci fosse un eccesso di mortalità e di incidenza per tutti i tumori, ma ha invece registrato un eccesso di leucemie infantili nell'area entro 6 km dall'impianto e un decremento del rischio all'aumentare della distanza per l'incidenza di leucemia infantile e la mortalità negli adulti. Fin qui i fatti. La valutazione dei dati ricavati da questa indagini è invece controversa e vede come autorevole voce scettica anche il gruppo di studio incaricato dal ministro Veronesi di approfondire i risultati ottenuti dall'Osservatorio. Molti in effetti sono i fattori che fanno ritenere quest'indagine non conclusiva: basso numero dei casi presi in esame, uso della distanza dalla fonte come surrogato dell'esposizione ai campi elettromagnetici, mancata valutazione di altri agenti cancerogeni che possano aver falsato i risultati. Gli stessi ricercatori dell'Osservatorio hanno peraltro segnalato questi limiti fin dall'inizio, ma hanno anche sottolineato che l'eccesso di leucemie, seppur debole, non consente di escludere un'associazione tra esposizione a radiofrequenze e queste forme tumorali, e proprio per questo invitano a proseguire con studi epidemiologici più approfonditi. Marina Caporlingua |