NARRAZIONEStorie allegre di ordinario terrore![]() il 1847. Viene pubblicato in Germania un libretto per bambini scritto da un noto psichiatra tedesco, Heinrich Hoffmann, intitolato: "Struwwelpeter (Pierino il capellone). Storielle allegre e disegni buffi per bambini dai 3 ai 6 anni". Due anni prima veniva dato alle stampe in forma anonima ottenendo uno strepitoso successo: millecinquecento copie vendute in poche settimane. Dal 1845 al 1896 sono state pubblicate in Germania più di duecento edizioni e la tiratura complessiva fino al 1925 è stimata, in modo un po' azzardato, tra i 15 e i 30 milioni di copie. Per non parlare delle traduzioni nelle numerose lingue, tra cui l'esperanto, il latino, il russo e l'ebraico (Buongiorno 2001). Il libricino è composto da dieci filastrocche illustrate a colori che raccontano in rima che cosa potrebbe succedere ai bambini quando non obbediscono agli adulti; ciascuna fa riferimento a un modello negativo, di cui Struwwelpeter è il rappresentante più illustre. In realtà, non si tratta proprio di storielle dal tono ameno, quanto piuttosto di fatti di cronaca, resoconti di incidenti dal finale tragico, racconti di punizioni di inutile crudeltà e sadismo. Hoffmann le aveva scritte a Francoforte nel 1844 su di un quaderno come regalo di Natale per il figlio Carl di 4 anni. Si narra che l'autore si divertisse a inventare personaggi e disegni buffi durante le terapie con i piccoli pazienti nel suo ambulatorio psichiatrico, con l'unico scopo di creare un rapporto di fiducia e fare perdere loro la paura del dottore. Mai più si poteva immaginare che quella sua creazione letteraria avrebbe raggiunto un successo mondiale. L'età dello StruwwelpeterIn Italia Struwwelpeter arriva solo nel 1882. Da allora Pierino Porcospino, come è stato felicemente tradotto dal senatore e futuro sindaco di Milano Gaetano Negri, è ristampato con continuità almeno fino all'ultima edizione, del 1985. Pierino Porcospino è un personaggio carico di una forte personalità e simpatia, nonostante la sua brevissima descrizione sia relegata nell'ultima pagina della raccolta. Un bambino così sporco, capellone e con le unghie lunghissime, è amato da subito dai piccoli lettori per i suoi difetti, tanto da diventare, a furor di popolo, il protagonista centrale della raccolta. Forse sono proprio quella diversità e trasgressione, mai neppure immaginate dall'educazione e dalla morale vigenti nell'Ottocento, a rivelarsi la molla fondamentale perché a una figurina letteraria sia accordata la statura di un vero personaggio. Alla pubblicazione del libricino si sono susseguiti studi, riletture critiche, oltre a trascrizioni musicali e libretti interattivi: l'eco della sua fama, seppure sinistra, non si è mai spenta. Al punto che questa figura appena tratteggiata è addirittura entrata nella vita comune della gente del nord Europa, al pari di personaggi complessi e completi come Pinocchio, Alice o Peter Pan, e riuscendo a influenzare persino i modi di dire della lingua parlata. Prova ne sia che i bambini tra i tre e i sei anni sono chiamati dell'età dello Struwwelpeter (Garau 2000). L'ironia a colori premia HoffmannMa qual è la carta vincente delle storielle di Hoffmann rispetto ai racconti di altri autori a lui contemporanei? Innanzitutto accanto a finali e punizioni tragici si incontrano situazioni più ironiche e meno catastrofiche, raccontate in versi con rime vivaci e facilmente comprensibili. Ma i veri responsabili del grande successo sono soprattutto i disegni che accompagnano le storielle: eseguiti a penna e colorati all'acquerello, scandiscono e inquadrano ogni pagina. E' stata probabilmente questa veste più umoristica e quasi caricaturale che, stemperando il messaggio punitivo, ha fatto pensare all'utilizzo dei bambini come destinatari di una critica rivolta agli atteggiamenti dispotici degli adulti. Paoletta muore bruciata per aver acceso un fiammifero, Federico molesta gli animali e viene morsicato da un cane. Ludovico, Gasparino e Guglielmo deridono un ragazzo di colore e verranno intinti nell'inchiostro da Nikolaus (il Babbo Natale tedesco), mentre Corrado che si succhia i pollici, avrà le dita tagliate dal Sarto con le forbici. Inoltre, Gasparino muore perché rifiuta di mangiare la minestra, Filippo si rovescia addosso tutta la tavola, pranzo compreso, perché si dondola mentre è seduto a tavola, Giannino Guardinaria cade in acqua perché non bada a dove mette i piedi e Roberto viene portato via dal vento e scompare nel cielo appeso al suo ombrello. C'è poco da stare allegri: le situazioni presentate farebbero spaventare chiunque le legga. Eppure i bambini dimostrano di avere le risorse psicologiche per smontare quegli esiti tanto tragici e anche sadici. Spaventare per educare? Ora non piùQuesto tipo di narrazioni rientra nella tradizione delle storie morali, diffusa in Europa dagli inizi della seconda metà del XVIII secolo fino alla fine del XIX; il principio di base era insegnare ai bambini l'educazione attraverso modelli da seguire e imitare. Furono proprio le filastrocche del dottor Hoffmann a dare risalto a un filone letterario, che si stava sviluppando, soprattutto in ambito tedesco, in racconti di incidenti e di sventure accadute ai bambini a causa della loro disobbedienza e sventatezza (Ewens 1996). Con l'intento di mettere in guardia attraverso l'esempio, ecco quindi comparire racconti di cadute dagli alberi, forchette negli occhi, spilli in bocca, morsi di cani, avvelenamenti, per arrivare anche alle polmoniti fulminanti solo per avere bevuto un bicchiere di acqua fredda dopo una corsa (Richter 1995). Una parte della pedagogia illuminista, influenzata dalla figura del pedagogo e filosofo svizzero Jean Jacques Rousseau, riteneva che il miglior modo per ottenere l'obbedienza dei bambini, e il conseguente allontanamento dai mille pericoli che la vita riservava loro, fosse spaventarli con racconti esemplari. Interpretazione che parte da un concetto enunciato da Rousseau nel suo Emilio. "Mantenete il fanciullo nella sola dipendenza delle cose, voi avrete seguito l'ordine della natura nel progresso dell'educazione. Non opponete, alle sue volontà indiscrete, che ostacoli fisici o punizioni che nascano dalle azioni stesse, e che egli rammenti all'occasione". E' evidente la grande diversità tra le convinzioni pedagogiche e i comportamenti genitoriali dell'Ottocento rispetto a quelli di oggi. Nessun genitore chiamerebbe in causa il sarto con le forbici (antica figura popolare tedesca) perché, con un provvedimento radicale, faccia smettere al figlioletto di succhiarsi il dito. Oggi si cercano le ragioni dei comportamenti che si vogliono correggere: perché si succhiano i pollici, perché usano impropriamente il fuoco, perché smettono di mangiare la minestra. "Non occorre l'imposizione violenta o la minaccia per far capire ai bambini di non comportarsi più così, bisogna aiutarli a comprendere e Pierino Porcospino non li aiuta affatto" sostiene Roberto Denti, responsabile della Libreria dei ragazzi di Milano. Una passione che si tramandaAnche la psicologa Silvia Vegetti Finzi si interroga sulla validità di misure drastiche e punitive per affrontare i disagi infantili. Per esempio, per il classico dito in bocca: "Bisogna ricorrere ad accorgimenti utili a distogliere il bambino dalla suzione del pollice quando è troppo frequente o permane troppo a lungo, ma a volte basta soltanto che il bambino riceva dai suoi genitori un sostegno positivo alla sua voglia di crescere e ne allontani la paura" (Vegetti Finzi 1994). Ma quanto è popolare, oggi, Pierino Porcospino presso il pubblico infantile? Risponde Roberto Denti: "In 30 anni di attività Pierino Porcospino è stato l'unico libro per ragazzi che io abbia censurato, quando mi sono accorto che veniva utilizzato come minaccia. In Italia la richiesta di questo libro è oramai quasi nulla. Viene ricercato e riproposto forse esclusivamente come fenomeno culturale". Indagando più a fondo si scopre che in realtà il mondo si divide in due, chi lo ha letto e chi no, e che i primi non mancano di regalarlo ai propri figli non appena questi compiono tre anni. Tra i sostenitori di Pierino l'entusiasmo si rinnova di generazione in generazione e, nonostante il parere dei pedagogisti, il libro non sembra causare traumi. Infatti, se le favole moralistiche a scopo educativo sono superate, i bambini restano sempre molto attratti da mostri, orchi o altri orridi personaggi, purché non si presentino con una morale in tasca. Pierino Porcospino continua a piacere perché è un fautore della leggerezza: basti pensare al carattere dei protagonisti, a metà tra il pasticcione e il ribelle, all'orecchiabilità delle poesiole, alla grazia delle immagini e, non ultimo, a quel pizzico d'ironia con cui viene smontata la serietà dei grandi. Nika Filipponio |
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