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CUORI ITALIANI A RISCHIO Progetto Cuore: verso una nuova carta di rischio 30/09/2002
on è ancora pronta, ma manca poco per avere finalmente una carta del rischio coronarico su misura per la popolazione italiana. Lo hanno annunciato i ricercatori del progetto Cuore che hanno presentato al convegno dell'Associazione Italiana di Epidemiologia (Napoli, 24-26 settembre) i dati preliminari che andranno a comporre la nuova "formula" che consentirà ai medici di calcolare con più precisione quante e quali sono le persone a rischio di infarto e di altre malattie cardiache in base a una migliore caratterizzazione dei fattori in gioco: l'età, il sesso, il fumo, la pressione, il colesterolo, il diabete e l'indice di massa corporea (rapporto tra peso e altezza). Dalle prime anticipazioni e commenti raccolti al congresso nazionale dell'AIE ci si può aspettare che la nuova carta del rischio porterà a considerare malate meno persone e quindi a ridurre la diffusione di alcuni trattamenti farmacologici come le statine, che per la loro straordinaria efficacia nell'abbassare i livelli di colesterolo dovranno essere utilizzate meglio nelle categorie veramente a grande rischio. Un altro risultato che potrebbe emergere dalla nuova carta del rischio coronarico è la rivalutazione dell'importanza del rischio "fumo" per le donne, che sembra essere l'unico davvero importante. Da Framingham a Napoli Infatti, la carta del rischio coronarico di Framingham riflette le caratteristiche e le abitudini di una popolazione molto diversa da quella italiana, e più soggetta ad ammalarsi di cuore. Di conseguenza il peso di ciascun fattore di rischio e il numero di persone considerate a rischio elevato in Italia (definito come superiore del 20% rispetto alla media), e quindi da trattare con i farmaci, potrebbe essere sovrastimato rispetto alla realtà. Per accorgersi di come il numero di potenziali cardiopatici vari in base alla carta del rischio che viene utilizzata basta un confronto: secondo il modello di Framingham, gli italiani compresi tra i 35 e i 64 anni ad alto rischio cardiaco sarebbero 1.560.000 (3.700.000 se si estende la fascia di età fino ai 74 anni). Di questi, 1.370.000 italiani sarebbero da trattare con statine e altri ipocolesterolemizzanti. Se invece si prendono a modello le carte del rischio derivate da altri studi (Procam e Seven Countries), il numero di potenziali cardiopatici italiani scende rispettivamente a 574.000 persone e a 124.000. Chi esagera? Chi minimizza? E' meglio curarne troppi - correndo il rischio di medicalizzare inutilmente la popolazione e aumentare la spesa sanitaria - o troppo pochi - facendo mancare cure essenziali a malati che ne avrebbero bisogno? Trovare il giusto equilibrio tra questi due estremi è lo scopo del progetto che ha portato un nutrito gruppo di epidemiologi e cardiologi, coordinati da Simona Giampaoli dell'Istituto Superiore di Sanità - a elaborare la nuova carta del rischio coronarico italiano. I dati provengono dal progetto Cuore, che ha seguito per otto-dieci anni 16.000 uomini e 22.000 donne (trai 35 e i 64 anni) distribuiti in tutta Italia. Alla fine del 1998 in questa popolazione si sono verificati 215 morti per malattie coronariche, si sono contati 150 infarti e 80 by-pass, più altri eventi coronarici. Analizzando i dati raccolti su queste persone, è stato possibile pesare il contributo di ciascun fattore nel rischio globale di infarto e malattie delle coronarie. I coefficienti dei singoli fattori di rischio non sono ancora disponibili. Le anticipazioni presentate al convegno AIE indicano tuttavia alcune differenze dal modello statunitense utilizzato finora dai medici italiani: se la pressione e l'indice di massa corporea hanno un peso simile agli altri studi, diabete, fumo e colesterolo emergono come fattori di maggior peso nella carta italiana. Le donne rischiano meno per pressione e colesterolo e di più per il fumo, che si è confermato il vero killer. "Nonostante il declino degli ultimi anni, i morti per malattie cardiovascolari rappresentano comunque il 44% del totale" ha commentato Simona Giampaoli. "A partire dagli anni settanta si è inoltra ridotta, fino a scomparire, la differenza esistente tra Nord e Centro-sud per quanto riguarda le ischemie cardiache". La fotografia della salute degli italiani scattata dal Progetto Cuore indica un riallineamento delle regioni meridionali a quelle settentrionali nella prevalenza di ipertensione, ipercolesterolemia e altri condizioni che predispongono alle malattie cardiache. Anche la forbice tra maschi e femmine si è ridotta, a sfavore delle seconde. E per le donne in menopausa i fattori di rischio sono ancora più accentuiati. Ecco le percentuali della diffusione dei fattori di rischio coronarico nella poplazione italiana come emergono dal Progetto Cuore:
Luca Carra |
| Web Guide | |
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Il sito del Progetto Cuore |
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Diet based medicine - 27/09/2002 Al congresso dell'AIE le prime anticipazioni dello studio Epic su cancro e alimentazione |
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Stili di vita, cuore e tumori - 24/09/2002 Nella sua XXV riunione annuale di Napoli (24-26 settembre), l'Associazione italiana di epidemiologia si concentra su dieta e abitudini per combattere i grandi killer. Presentata la nuova "carta misura-rischio" |