da Tempo Medico GUERRADubbi sullo scudo spaziale![]() o scorso mese di agosto il Pentagono ha firmato un contratto da 19 miliardi di lire per costruire una strada verso Fort Greely, nel cuore dellAlaska, e rendere così possibile laccesso ai cinque silos militari che saranno una componente fondamentale del National Missile Defense (NMD). Il sistema di missili anti missili dovrà proteggere gli Stati Uniti e i suoi alleati da un eventuale attacco nucleare da parte degli "stati canaglia". Martedì 11 settembre la sede del Pentagono è stata presa di mira, insieme alle torri gemelle di Manhattan, da tre aerei civili partiti da aeroporti statunitensi e dirottati da terroristi kamikaze, in un attacco così imprevedibile e distruttivo da imporre un profondo ripensamento delle strategie di difesa degli Stati Uniti e dellintero occidente. Sopravviveranno il contratto per costruire la strada verso Fort Greely e lintero National Missile Defense, fortissimamente voluto dal presidente George W. Bush, allattacco terrorista del martedì nero di Washington e New York? La domanda è di straordinaria attualità. Non solo perché il Congresso degli Stati Uniti sarà presto chiamato a discutere la richiesta del presidente Bush di aumentare del 57 per cento il budget 2002 del NMD, portandolo da 5,3 a 8,3 miliardi di dollari (circa 17.000 miliardi di lire). Ma anche perché proprio in questi giorni vengono discusse le linee di fondo e i piani strategici per affrontare quella che è stata definita la nuova guerra, la lotta al terrorismo internazionale. Sulla strada del dispiegamento dello scudo anti missile ci sono almeno quattro grandi ostacoli. Il primo è squisitamente politico. Lo scudo è una violazione del trattato ABM firmato nel 1972 tra USA e URSS, ancora vincolante per Stati Uniti e Russia. Il trattato deve essere abrogato. Ma la Russia pone alcune condizioni, per labrogazione consensuale. La Cina è fieramente avversa al NMD, e lEuropa è scettica (o, almeno, lo sono molti paesi europei). Infine allinterno degli Stati Uniti, almeno prima dei fatti dell11 settembre, cera una forte opposizione al dispiegamento del NMD. Una opposizione che rischiava e rischia tuttora di essere addirittura maggioranza al Senato. Il secondo grande ostacolo è di carattere economico. Per la ricerca scientifica e il definitivo dispiegamento del NMD occorrerà spendere nei prossimi anni decine di miliardi di dollari. Potranno gli Stati Uniti rastrellare risorse per finanziare sia il NMD sia il potenziamento dellintelligence e dei sistemi di difesa convenzionali necessari a sostenere la nuova guerra al terrorismo? Nel medesimo tempo, gli Stati Uniti dovranno risolvere il terzo grande ostacolo relativo al NMD: il sistema funzionerà? Il generale Ronald Kadish, direttore della Ballistic Missile Defense Organization e responsabile del NMD, ha dichiarato alla rivista Science che il sistema anti missile è un cambiamento strategico molto impegnativo, che nessuna sua componente sarà dispiegata senza essere stata sperimentata e che la ricerca scientifica sarà realizzata solo dopo essere stata pianificata attentamente. In linea di massima, il Pentagono intende sviluppare un sistema integrato di difesa a più strati. Con missili intercettori, come quelli che saranno dislocati in Alaska, e sistemi radar basati a terra; con sistemi laser montati su aerei; con due diversi tipi di missili intercettori lanciati dal mare; con sistemi laser e missili intercettori basati nello spazio che, come quelli terrestri, saranno kinetic kill, ovvero cercheranno di distruggere i missili avversari con la sola velocità dimpatto. Non è però detto che sia possibile creare un simile sistema di difesa e integrarlo. Soprattutto non sarà possibile portare a termine la fase di ricerca nel giro di due o tre anni. Secondo i dati forniti dal Pentagono, infatti, bisognerà testare almeno 100 diverse componenti del sistema (ogni test costerà almeno 100 milioni di dollari). E poi bisognerà procedere a testare il "sistema dei sistemi", ovvero il grado di integrazione di queste componenti. E gli esperti dicono che a tuttoggi non cè ancora la fisica e, soprattutto, non cè linformatica per realizzare il grande sistema integrato. Secondo Theodore Postel, un fisico del MIT di Boston, il test realizzato lo scorso luglio rivela quanto sia indietro ancora la scienza del NMD. E vero che il missile intercettore ha colpito e distrutto il missile "avversario" nellattacco simulato. Ma il sistema radar a raggi X ad alta risoluzione che ha intercettato e seguito il missile "avversario" nel corso di quellattacco si è bloccato ben 64 secondi prima dellimpatto. I militari, nella loro analisi definitiva, sostengono che il blocco è dovuto a un difetto del software. Ma Postel accredita di più la prima analisi del Pentagono: il sistema è andato in tilt per eccesso di dati. Insomma, non cè ancora una capacità di processare in tempi rapidissimi una quantità enorme di dati. E se questo è vero per il più semplice degli esperimenti possibili, che cosa succederebbe se lattacco avvenisse con più missili? E, ancora, quale potenza e rapidità di calcolo verrà richiesta al "sistema dei sistemi", che dovrebbe garantire linviolabilità assoluta dello scudo? Resta lultima grande difficoltà. Forse la più difficile. Ammesso che il NMD funzioni e garantisca gli Stati Uniti e i suoi alleati da ogni tentativo di attacco missilistico da parte degli "stati canaglia", il suo dispiegamento è davvero utile? Nessuno "stato canaglia" è, in questo momento, in grado di minacciare con un missile il territorio degli USA. Difficilmente qualcuno lo sarà nei prossimi anni. E ancora più difficilmente uno stato, per quanto canaglia, effettuerebbe un attacco distruttivo ma di efficacia militare nulla, esponendosi a una rappresaglia tremenda. I tragici fatti dell11 settembre, invece, dimostrano che gli stati o i gruppi canaglia possono sferrare attacchi distruttivi in modo più anonimo, con tecnologie semplicissime e partendo dal suolo stesso degli Stati Uniti. Contro questi attacchi il National Missile Defense semplicemente non servirebbe. Pietro Greco |
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