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da Tempo Medico

ARMI BIOLOGICHE

Un mutante contro l'antrace

ra incremento della resistenza agli antibiotici e armi batteriologiche, l'umanità non si è affatto liberata dalla minaccia dei germi. Perciò la ricerca di nuove armi da mettere in campo in questa guerra procede a spron battuto.

Una via che appare molto promettente è descritta in un articolo pubblicato su Science del 27 aprile. Riguarda il Bacillus anthracis, un germe di norma non letale per l'uomo se non quando è inalato, nel qual caso provoca la morte in un breve lasso di tempo. Ed è proprio questa la via che il batterio (o meglio, le sue spore) prenderebbe se utilizzato come arma biologica.

Bret Sellman, Michael Mourez e John Collier, del Dipartimento di biologia e genetica molecolare dell'Harvard Medical School di Boston, hanno messo a punto un metodo per inattivare la tossina dell'antrace anche qualora sia già entrata nel circolo sanguigno.

Le spore di Bacillus anthracis che arrivano nei polmoni entrano in una fase di moltiplicazione attiva dando inizio all'infezione sistemica: la vittima muore nel giro di pochi giorni a causa della tossina prodotta dal batterio, un mix letale di tre proteine: l'antigene protettivo (PA, la principale componente del vaccino somministrato ai militari), il fattore edema (EF) e il fattore letale (LF). Mentre le proteine LF ed EF costituiscono i bracci armati della tossina (interferiscono con i meccanismi di regolazione della cellula ospite e mettono fuori uso i macrofagi e gli altri sistemi di difesa immunitaria) la proteina PA funge da sistema navetta per convogliare nella cellula le altre due. "La proteina PA" spiega Sellman "si lega a un recettore di membrana della cellula ospite combinandosi con altre molecole gemelle a formare un sistema eptamerico; quindi lega le proteine LF ed EF, e in questa forma viene inglobata in un endosoma e trasferita all'interno della cellula. L'ambiente acido dell'organello provoca un cambiamento di conformazione di PA, che si trasforma in un poro attraverso il quale LF ed EF possono finalmente entrare nel citoplasma. E cominciare a far danni".

I ricercatori di Boston sono riusciti a isolare una forma mutante di PA che impedisce la traslocazione della tossina, bloccando tutto il processo. "Si sapeva dell'esistenza di diverse forme mutanti della proteina incapaci di compiere la traslocazione. Quello che siamo riusciti a fare noi" sottolinea Sellman "è isolarne una che, miscelata alla PA normale, riesce a inibirla. E’ un cosiddetto mutante negativo dominante, nel senso che, dove arriva, converte le proteine normali in forme inattive". Una sorta di alter ego "buono" del prione.

Dopo le prime prove in vitro, i ricercatori di Boston hanno avuto la conferma dell'efficacia del sistema constatando che ratti iniettati con miscele di tossina selvatica e mutata non muoiono, né danno segni di effetti collaterali.

"La vaccinazione contro l'antrace è possibile, ma poco pratica: posto che non si può pensare di vaccinare tutta la popolazione, bisognerebbe conoscere in anticipo chi è a rischio. Oggi vengono vaccinati soltanto i militari. E per quanto riguarda gli antibiotici" rimarcano Sjur Olsnes e Jorgen Wesche, biochimici dell'Ospedale Radium di Oslo, in Norvegia "perché abbiano effetto occorre che vengano somministrati in una fase molto precoce dell'infezione. E' evidente che poter disporre di un farmaco capace di disattivare la tossina quando somministrato nel circolo sanguigno sarebbe un importante passo avanti. Ed è quello che sembra poter realizzare la proteina mutante isolata dai ricercatori di Boston. Ora si tratta di capire meglio in quale finestra temporale questa arma mantiene la sua efficacia, ossia quanto tempo dopo che è avvenuta l'infezione può essere somministrata perché abbia effetto".

Cinzia Tromba

 

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