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da Tempo Medico

NEUROSCIENZE

Dove ride il cervello?

ual è la parte più pelosa del cane? L’esterno". Se chi legge sta sorridendo si è appena attivata la corteccia del suo lobo frontale. Questa infatti è una zona del cervello stimolata da comportamenti che generano gratificazione, ed è la stessa che fa sorridere di fronte a giochi di parole come: "Qual è il colmo per un salumiere? Avere gli occhi foderati di prosciutto".

Sulla natura dell’umorismo e sui meccanismi che questo attiva nel cervello si sono sbizzarriti sia filosofi come Platone, che definiva il sorriso l’espressione deliziata di un senso di superiorità, sia scrittori come Arthur Koestler, che lo voleva il riflesso umano di un lusso, privo di qualsiasi utilità biologica. L’ironia vuole che per quanto prive di basi scientifiche queste osservazioni siano state in qualche modo confermate dalle osservazioni più recenti.

Per quanto l’organizzazione del cervello dell’uomo non differisca molto da quella di animali come i primati, e risalga a molto prima della comparsa dell’uomo moderno, l’umorismo sembra una caratteristica esclusiva della specie umana, o almeno di una parte di essa. Più che un incidente dell’evoluzione, la risata sembra dunque "un fenomeno molto complesso che coinvolge numerose capacità percettive, creative, analitiche e linguistiche" spiegano su Nature Neuroscience il canadese Vinod Goel, del Dipartimento di psicologia della York University di Toronto, e Raymond Dolan dell’Istituto di neurologia di Londra. Ma c’è di più: a seconda del tipo di battuta, nel cervello si attivano aree e meccanismi differenti. Attraverso esami di risonanza magnetica, in grado di rilevare i minuscoli campi magnetici generati dai neuroni quando si attivano, i due ricercatori hanno misurato la stimolazione delle diverse aree del cervello di 14 persone mentre ascoltavano combinazioni diverse di 30 barzellette semantiche ("Se avete dei puntini di fronte agli occhi non dovreste vedere un dottore? No soltanto i puntini") e di 30 giochi di parole ("Il colmo per un caffè lungo? Fare le ore piccole").

"A livello puramente anatomico, capire una battuta semantica necessita dell’attivazione di entrambi i lobi temporali inferiori" si legge su Nature Neuroscience. E’ infatti qui che si organizzano i processi di elaborazione e comprensione del linguaggio, soprattutto nel lobo sinistro, che già si sapeva deputato al mantenimento dei significati di uso meno comune delle parole, e nell’integrazione di processi cognitivi che richiedono una coerenza globale. E’ comunque necessario il coinvolgimento di entrambi gli emisferi per comporre il puzzle complesso che è la giustapposizione di significati diversi, responsabili dell’effetto comico di una battuta. Aree tipicamente deputate all’organizzazione degli elementi basilari del linguaggio, come la grammatica e la produzione di parole e di suoni, come la corteccia prefrontale sinistra e la zona a cavallo tra i due emisferi, intervengono invece nella comprensione di un gioco di parole, la cui comicità si basa soprattutto sulle assonanze.

Grazie a una pagella di comicità compilata dai 14 partecipanti allo studio, i ricercatori hanno inoltre potuto constatare che l’intensità di attivazione delle aree del cervello è proporzionale al divertimento dell’ascoltatore. "Nonostante i percorsi differenti, gli stimoli di entrambi i tipi di battute finiscono sempre per attivare la stessa area del cervello: la corteccia orbitale prefrontale, posta dietro agli occhi" precisano Goel e Dolan. Questa zona è infatti responsabile della componente affettiva dell’umorismo e la sua attivazione produce quella sensazione piacevole e gratificante che induce il sorriso.

Le osservazioni dei due ricercatori si collocano nella scia degli studi che, con frequenza sempre maggiore negli ultimi anni, hanno ridimensionato la teoria secondo cui emisfero destro ed emisfero sinistro avrebbero funzioni contrapposte. Anche se deputati all’elaborazione di segnali diversi, entrambi gli emisferi collaborano alla percezione degli stimoli ambientale e alla successiva elaborazione dei comportamenti complessi.

Le conclusioni dello studio sembrano confortate dagli studi precedenti. Pazienti con lesioni alla corteccia prefrontale si dimostrano infatti spesso scarsamente dotati, se non del tutto privi di reazioni emotive. Analogamente, pazienti colpiti da ictus sul lato destro dell’encefalo, che riescono ancora a capire il significato letterale delle frasi (il loro lato sinistro è ancora in grado di decodificare le parole), non riescono più a capire battute o allusioni. Se si chiede loro di spiegare un proverbio come "meglio un uovo oggi che una gallina domani" sono soltanto in grado di dire che si tratta di qualcosa che ha a che fare con i polli.

Niente paura però, se con le barzellette di Goel e Dolan si ride a crepapelle non è necessario correre a fare un encefalogramma. Sono state tutte concepite per divertire moderatamente l’ascoltatore, affinché i sussulti delle risate non turbassero le misurazioni effettuate con la risonanza magnetica.

Guido Romeo

 

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