Città impolverate![]() atalitiche, ecologiche o quasi: non ha moltissima importanza. Il traffico incide pesantemente sulla salute nelle città europee, per il fatto stesso di esistere. Di mettere in circolazione automobili, motorini, camion, autobus in unarea (lEuropa occidentale) dove la media è di unautomobile ogni due abitanti. E di liberare nellaria particelle le studiatissime PM10 con un diametro inferiore ai 10 micron capaci di penetrare facilmente nelle vie aeree e di provocare danni gravissimi. Per la prima volta, sono stati effettuati studi sullimpatto sulla salute dei cittadini delle città europee. Sono stati realizzati, il primo dal Centro europeo ambiente e salute di Roma dellOrganizzazione mondiale della sanità, e il secondo da un gruppo guidato dallepidemiologo Nino Künzli, dellInstitut fur Sozial und Praventivmedizin di Basilea, in Svizzera. La ricerca dellOMS ha stimato limpatto dellinquinamento atmosferico urbano sulla salute dei cittadini delle otto maggiori città italiane,- Torino, Genova, Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Palermo - con una popolazione complessiva di circa otto milioni e mezzo di persone. La ricerca di Nino Künzli ha invece studiato il territorio complessivo di tre paesi europei: Francia, Svizzera e Austria. I metodi delle due ricerche sono gli stessi anche se la popolazione italiana era, a differenza di quella europea, esclusivamente urbana. In ambedue i casi, i dati sono chiari: i cittadini europei vivono in un ambiente gravemente compromesso dal traffico, esposti a rischi gravi, che si concretizzano in una vera e propria epidemia di morti evitabili, di cronicizzazione di malattie cardiovascolari e alle vie respiratorie. Sono dati pesanti. Nelle città italiane, i decessi calcolati erano circa 4.000 allanno, più 1.887 ricoveri per disturbi respiratori, 2.710 ricoveri per disturbi cardiovascolari, 31.524 attacchi acuti di asma nei bambini, 29.730 casi di aggravamento dellasma nei bambini, 606 casi di bronchite cronica tra le persone oltre i 25 anni di età, 11.360 casi di attacchi dasma tra le persone oltre i 15 anni di età. Nella ricerca su Francia, Svizzera e Austria, risultavano 20.000 morti allanno per linquinamento da traffico, con un contorno di 25.000 nuovi casi ogni anno di bronchite cronica, 290.000 casi di bronchite acuta tra i bambini, mezzo milione di attacchi dasma. Sommando i 20.000 morti doltralpe con i quasi 4.000 italiani, siamo a quota 24.000. Ma a questi andrebbero aggiunti i morti e le malattie che, verosimilmente, si potrebbero contare in Italia al di fuori delle otto città monitorate. E cioè quelli degli altri centri urbani e quelli di tutte le aree metropolitane, dallhinterland milanese alla cintura di Torino alla "grande Napoli". SI RESPIRA DI TUTTODal punto di vista dellinquinamento da PM10, non esiste unenorme differenza tra traffico di veicoli con dispositivi ecologici e traffico composto da veicoli vecchi, quindi più inquinanti. Lo dimostra il fatto che, secondo i due studi, in paesi come la Francia o lAustria, che hanno sicuramente un parco automobili più moderno di quello italiano, il livello di inquinamento urbano è del tutto simile a quello delle otto città monitorate dallOMS di Roma. Questo probabilmente perché il fatto stesso di avere veicoli in movimento provoca la formazione continua, nelle strade delle città, di un misto di migliaia di sostanze chimiche, in gran parte sconosciute, di pezzetti piccolissimi di pneumatici, di particelle di terreno, di inquinanti prodotti dagli scarichi di automobili e camion. E questo cocktail ad alimentare la presenza delle polveri PM10. Uno dei grandi accusati è il motore diesel, proprio per le emissioni che comporta. Presentando la ricerca di Nino Künzli, Lancet ricorda ai dubbiosi che una ricerca specifica condotta su 331.686 bambini di Taiwan ha dimostrato che quelli esposti ai fumi del traffico dove prevalgono i motori diesel (in particolare quelli da autocarri) hanno percentuali molto maggiori di incidenza dellasma e della bronchite. Ma risulta chiaro che, se il diesel è uno dei principali colpevoli, la dimensione dellimpatto ambientale dellinquinamento va ben oltre questo aspetto. La ricerca Centro europeo ambiente e salute dellOMS ha raccolto i dati delle centraline delle otto città italiane e, tra i numerosi inquinanti (monossido di carbonio, biossido di azoto, biossido di zolfo, ozono e polveri sospese), sono state scelte le concentrazioni di PM10 per stimare limpatto sulla salute, utilizzandole come indicatore affidabile della qualità dellaria. "La scelta è stata effettuata anche sulla base della disponibilità di dati epidemiologici che descrivono gli effetti del PM10 su vari esiti sanitari (mortalità, morbilità, ricoveri) in modo più accurato che per gli altri inquinanti" spiega lOMS. "Il PM10 è da tempo noto per i suoi effetti nocivi sulla salute, osservati in numerosi paesi industrializzati. Questi effetti sono proporzionali alle concentrazioni e non sono noti meccanismi di soglia, cioè valori al di sotto dei quali non si verifica un danno alla salute. Per questa ragione è importante conoscere la quota di mortalità e morbilità attribuibile ai livelli di inquinamento misurati nelle città". LE CIFRE DELLEMERGENZALo studio del Centro dellOMS di Roma si è limitato a considerare gli effetti sulla salute a lungo termine, ai quali si potrebbero aggiungere anche quelli a breve termine: per questi, sostengono i ricercatori, "la letteratura scientifica, pur significativa, non consente di effettuare stime quantitative affidabili". I ricercatori italiani hanno scelto di calcolare le quota di mortalità, morbilità e ricoveri sulla base delle concentrazioni in eccesso rispetto a un valore di riferimento di 30 microgrammi al metro cubo. Questo valore è stato indicato come intermedio tra due valori: quello che definisce gli attuali obiettivi di qualità dellaria che per il PM10 sono di 40 microgrammi al metro cubo, e quello relativo alla futura normativa europea, che prevede uno standard di 20 microgrammi al metro cubo. Quindi, è stato stimato limpatto dellinquinamento da PM10 sulla salute dei residenti nelle otto maggiori città italiane nel 1998. In particolare sono state calcolate le morti e i casi di malattia potenzialmente prevenibili abbattendo le concentrazioni medie di PM10 a 30 microgrammi al metro cubo. Il punto è che i valori medi delle concentrazioni misurate nelle città sono oltre i 50 microgrammi al metro cubo. E questo significa, secondo lOMS, che "per la mortalità per tutte le cause (escluse cause accidentali) fra la popolazione di oltre trenta anni, per esempio, si stima che il 4,7 per cento di tutti i decessi, pari a 3.472 casi, sia attribuibile al PM10 in eccesso di 30 microgrammi al metro cubo. In altre parole, riducendo il PM10 a una media di 30 microgrammi al metro cubo si potrebbero prevenire circa 3.500 morti allanno nelle otto città". LOMS ribadisce comunque che "è importante notare i limiti di confidenza delle stime, che riflettono lincertezza associata ai calcoli. Per la mortalità, la stima di 4,7 per cento è compresa tra 1,7 e 7,5 per cento". Nella ricerca sui tre paesi europei, le stime non sono dissimili. Anzi, afferma Lancet, "circa il 6 per cento delle morti nei tre paesi è causato dallinquinamento dellaria; metà di queste morti sono da attribuire al traffico di veicoli a motore". Lo stesso Nino Künzli commenta che "questo studio stima limpatto sulla salute pubblica degli attuali pattern di inquinamento dellaria. Ma mentre i rischi individuali che vengono da questo inquinamento sono relativamente piccoli per esempio, per un adulto medio, il rischio di morte può aumentare di meno delluno per cento se la concentrazione del particolato inalabile (PM10) aumenta di 10 microgrammi al metro cubo le conseguenze sulla salute pubblica sono considerevoli". E aggiunge che "linquinamento relativo al traffico di veicoli a motore rimane un obiettivo chiave per liniziativa sulla salute pubblica in Europa. Questi risultati, utilizzabili anche per una valutazione economica, possono essere decisivi per la valutazione delle scelte nelle politiche sanitarie relative allambiente". POLVERE A CARO PREZZOKünzli parla di valutazione economica, e in effetti il suo studio rivela che su 30,5 milioni di giorni lavorativi ridotti a causa di malattie respiratorie, ben 16 milioni sono generati dall'inquinamento da traffico. Tirando le somme, sostiene lo studio, nei tre paesi l'inquinamento atmosferico riconducibile al traffico veicolare produce complessivamente costi per 27 miliardi di euro l'anno, pari a 360 euro pro capite, cioè l1,7 per cento dellintero prodotto interno lordo. E un costo che supera addirittura quello, certamente drammatico, dovuto agli incidenti stradali. In ogni caso, affermano i ricercatori nello studio e lo stesso dicono a Roma i loro colleghi del Centro europeo ambiente salute queste ricerche sottostimano la realtà sia dellimpatto sulla salute sia il vero ammontare dei costi economici, perché prendono in considerazione solo un componente dellinquinamento dellaria e solo alcune anche se le più importanti patologie provocate da questo. Il commento di Lancet, a questo proposito, non è certo leggero: "La ricerca di Künzli è il primo passo verso lobiettivo di obbligare gli utilizzatori di veicoli con motore a scoppio, a pagare per i veri costi che il loro guidare impone alla società". Del resto, rivela Roberto Bertollini, direttore del Centro europeo ambiente salute, a volte il guidare si configura come un consumo voluttuario o per lo meno evitabile. Tantè che, afferma, "lISTAT ha calcolato che circa l80 per cento degli italiani fa spostamenti che richiedono un tempo inferiore ai 30 minuti. Bene, nei capoluoghi di provincia, il 52 per cento delle persone si sposta con lauto privata. Questo significa che molti prendono lauto per girare langolo, per compiere un tragitto che si può facilmente coprire a piedi o con un mezzo pubblico. Molti sono convinti che quei tratti di strada sono molto più lunghi di quanto non lo siano nella realtà". Romeo Bassoli |
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