![]() da Epidemiologia & Prevenzione n. 3, maggio-giugno 2000 Disponibili da tempo su internet i documenti della multinazionale del tabacco rivelano una raffinata campagna di disinformazione ai danni dello studio IARC sul fumo passivo, in cui è stata coinvolta suo malgrado anche lepidemiologia italianaBreve viaggio negli archivi della Philip MorrisSECONDA PARTEDirettore e consulente![]() alla nostra ricostruzione, basata sui documenti PM e su interviste ai coordinatori dello studio iarc e a due rappresentanti della SCR Associati (ora Shandwick Corporate Communication Spa), risulta che, pur non essendo mai stato alle dipendenze dirette della Philip Morris, Lojacono è stato per circa 10 anni (dal 1988 al 1998) consulente scientifico dellagenzia che curava le relazioni pubbliche dellindustria del tabacco in Italia (e che gestiva il Centro di documentazione e informazione sul tabacco, pubblicava la rivista Calumet, conduceva sondaggi, predisponeva incontri per "informare" la stampa, organizzava visite guidate di giornalisti al centro di Neuchâtel eccetera). Per conto di questa agenzia, il direttore responsabile di E&P partecipava a convegni, teneva docchio la letteratura scientifica, raccoglieva informazioni e puntualmente preparava relazioni che finivano, tramite la SCR, sulle scrivanie dei manager di PM e soci (Reynolds, Rothmans, Reemtsma, Insalco, BAT, Italtabacchi eccetera). Un secondo documento riguarda la partecipazione di Lojacono a un simposio sul fumo passivo tenutosi nel 1989 alla McGill University di Montreal e voluto dallindustria del tabacco con un obiettivo: "produrre un impressive document per neutralizzare i risultati della valutazione del rischio da fumo passivo redatta dallEPA e la valutazione dettagliata degli effetti sulla salute, in preparazione alla Rockefeller University" (doc 202303-4645/46). Sono poi rintracciabili i documenti relativi allo studio IARC (2501356071/79, 2501349503/07, 2501344189/90, 20- 24005698, 2501347140/44). Si tratta di 4 documenti (più gli allegati) che coprono un periodo che va dal 1991 al 1995. Solo uno è firmato direttamente da Lojacono. Gli altri risultano anonimi perché venivano riscritti in un inglese più corretto dal personale della SCR e quindi mandati via fax alle industrie del tabacco sotto forma di report senza firma. Ma dal colloquio con lex direttore dellAgenzia e con la persona che ha firmato alcune delle cover di quei fax risulta che erano opera di Lojacono, che peraltro era lunico consulente scientifico della SCR. Aria viziataAl di là di questo passaggio di informazioni, Lojacono ha reso il suo servizio ai produttori di sigarette anche a un altro livello. Dai documenti emerge una notevole consonanza dintenti tra gli scopi dellindustria del tabacco e le proposte operative suggerite da Lojacono a proposito delle strategie da utilizzare per deviare lattenzione dei ricercatori e del pubblico dalla nocività del fumo passivo.
Questa proposta è reiterata in più documenti: "(...) ridimensionare il ruolo e il peso del fumo passivo come fattore di rischio, immettendolo nel calderone più generale della Indoor Air Quality. Questo rimane il nostro obiettivo primario in Italia" scrive Lojacono nellottobre 1990 (doc 2028350107-13). E in un report sulla tavola rotonda dedicata alla "Indoor Air Pollution" tenuta a Napoli nel 1992 afferma con soddisfazione che "lo scopo di generare una discussione su inquinanti diversi dal fumo passivo è stato raggiunto: ... la tavola rotonda ha dimostrato che in ambito scientifico si può parlare di IAQ (Indoor Air Quality) senza lintrusione del fumo passivo e che molti ricercatori in Italia sono interessati al tema" (doc 2501341966/8). E così nasce "Healthy Indoor Air `94", un convegno sulla qualità dellaria negli ambienti confinati tenutosi ad Anacapri il 6-8 ottobre 1994. Liniziativa risulta organizzata da quattro riviste: Epidemiologia & Prevenzione, ECO la Nuova Ecologia, La Riforma Medica e Indoor Environment. Ha il patrocinio dellOMS, del Ministero dellambiente, del Politecnico di Milano, dellUniversità di Napoli e dellAssociazione Città Sane di Milano ed è sostenuto da alcuni sponsor (Glaxo, Istituto Italiano del Rame eccetera). Intervistato su questa questione Franco Berrino, presidente della Cooperativa E&P, proprietaria della testata, afferma di avere esplicitamente chiesto a Lojacono se tra gli sponsor fosse in qualche modo presente lindustria del tabacco e di avere dato il benestare alliniziativa solo dopo aver ricevuto risposta negativa. Ora, grazie alla possibilità di accedere agli archivi della Philip Morris, si è scoperto in che modo lindustria del tabacco ha sostenuto a distanza lintera operazione. La rivista Indoor Environment è prodotta dalla Indoor Air International (IAI - the association for those interested in all aspects of indoor environment) che dice di finanziarsi solo con le sottoscrizioni dei soci, con lorganizzazione di conferenze e la vendita di libri. In realtà la IAI è stata fondata nel 1989 dallindustria del tabacco allinterno dell"ETS consultants project" il cui scopo (realizzato a livello mondiale) era di creare reti di ricercatori collegate allindustria), ma percepite allesterno come organismi del tutto indipendenti, per far valere più agevolmente il punto di vista di Big Tobacco (così gli americani chiamano i grandi produttori di sigarette) sulle questioni relative alla regolamentazione del fumo passivo.
I tempi lunghi di Big TobaccoQuestultimo episodio rivela che i piani di azione delle major del tabacco non consistono in tentativi rozzi di tenere nascosta la verità, in campagne pubblicitarie spudorate, in falsificazione di dati o ricerche costruite ad hoc (mezzi peraltro non disdegnati). Spesso si tratta di strategie decisamente più sofisticate, articolate secondo schemi che possono permettersi di contare su tempi lunghi. Strategie che nel caso del fumo passivo hanno saputo inglobare e strumentalizzare anche le riflessioni sullo statuto epistemologico di una disciplina complessa e relativamente giovane come lepidemiologia. Lindustria ha giocato sulla confusione tra i concetti di inferenza statistica e inferenza causale e sul valore della significatività statistica. Ha alimentato il dibattito sulla necessità di mettere a punto standard di buona pratica epidemiologica con lintento di utilizzarli per delegittimare i risultati di studi scomodi. Negli USA è stata addirittura creata unorganizzazione "dal basso" per luso della "scienza ben fondata" nelle decisioni politiche (The Advancement of Sound Science Coalition), che si è cercato di riproporre anche in Europa per prevenire lutilizzo dei risultati della ricerca epidemiologica come strumento per la regolamentazione del fumo. Si è tentato di indirizzare lattenzione dei ricercatori e del pubblico su fattori nocivi diversi dal tabacco. Sono state condotte ricerche in proprio e si sono finanziati studi di ricercatori rispettabili sperando in risultati utilizzabili nellattuazione di una delle tattiche più efficaci: contrapporre dato a dato, studio a studio, per innescare e alimentare controversie senza fine. Maria Luisa Clementi
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