L'esperienza di Zadig sul web è stata raccontata da Walter Gatti, direttore del portale web FNOMCeO, nel libro Sanità e Web – Come Internet ha cambiato il modo di essere medico e malato in Italia (Springer, Milano, 2011).
Il capitolo dedicato a Zadig, contenuto nella sezione Caro amico medico, le esperienze del Web italiano e che riportiamo, ripercorre le tappe della lunga storia delle attività di Zadig su internet, iniziata nel 1997, attraverso le parole del presidente di Zadig, Roberto Satolli.
Zadig: l’informazione come medicina
Quella di Roberto Satolli è l’esperienza di chi ha saltato il fossato professionale: un medico che diventa giornalista. Cardiologo al Policlinico di Milano, nell’81 ha spiccato il volo verso il giornalismo scientifico, dimettendosi dall’ospedale e poi iniziando il praticantato professionale in una storica testata come Tempo Medico, dove è diventato professionista nell’83, a trentacinque anni.
E' lui che nel ’93 crea Zadig: “Accadde in una delle ricorrenti crisi dell’editoria scientifica. La causa iniziale è semplice: i francesi di Masson decisero di chiudere il settimanale Tempo Medico e noi giorn1alisti— io ero il direttore — gli abbiamo fatto le proposta di creare una società editoriale per produrre la testata in service. Cosi è nata Zadig, come azienda di informazione rivolta sia al medico che al pubblico.
Nata con il cartaceo e forte di una redazione scientifica autorevole, Zadig si confronta dal ’95 con Internet “che tanto per cominciare era una fonte ineguagliabile. Negli anni ’60 Tempo Medico offriva report dagli articoli stranieri, ma il loro mezzo di trasporto per l’Italia era la nave oppure l’aereo. Noi pubblicavamo quindi articoli che avevano già mesi di vita: a partire da Internet la disponibilità delle fonti diventava incredibilmente contemporanea”.
La prima esperienza di web, quelli di Zadig la fanno nel `97, proprio con la nascita del sito web del loro settimanale, un’esperienza che comunque si intreccia con nuove esperienze in ambito cartaceo, visto che sulla testata iniziano a uscire dei percorsi formativi insoliti, con i casi clinici a fumetto realizzati con i disegni di Guido Crepax, il celebre padre di Valentina. Poi danno il via nel ’98 a www.occhioclinico.it, “rivista di pratica medica on-line" prima di proprietà Utet e ora de Il Sole24 Ore.
Nel mezzo della bolla del web, tra il ’98 e il 2001, Satolli e compagni riescono a non farsi incantare dalle sirene e grazie a un sano scetticismo riescono “a non fare fesserie” mentre esordiscono nel mondo istituzionale: nel ’98 Zadig è l'unita operativa per il Sistema nazionale delle linee guida, dell'istituto Superiore di Sanità, che nel 2001 diviene sito web e nello stesso anno danno il via a www.epicentro.it, il sito dell’epidemiologia italiana ancora generato dall'ISS.
Nel 2004, poi, arriva www.partecipapasalute.it, uno dei primi siti di empowerment del cittadino sorti nel nostro Paese, promosso da Zadig con Istituto Mario Negri e Centro Cochrane Italiano (CCI) e finanziato dalla Compagnia di San Paolo, fondazione bancaria torinese.
Una particolarità di Zadig: in tutti questi anni non ha mai lavorato con le aziende farmaceutiche. Come mai? “Non abbiamo motivi a priori, di fatto per storia è accaduto cosi. Dall’inizio delle nostra attività on-line avevamo visto un conflitto potenziale nel lavorare in contemporanea con l’istituzione e le pharma così non abbiamo cercato il cliente. In ogni caso sono convinto che anche su web la soluzione migliore sia di non dipendere mai da un solo marchio: se hai 10-20 sponsor sei più libero”.
Esperienze di informazione medica su basi scientifiche e su pubblicistica internazionale, raccordo con autorevoli centri italiani, esperienza di gestione tecnologica delle informazioni e degli utenti: il tutto serve a Zadig per posizionarsi in ambito istituzionale, per chiarire la propria filosofia, per puntualizzare il proprio Dna. Tutto fino al 2005, “quando parte ciò che ci ha cambiato la vita: il progetto Ecce”. Attivo tino all’ottobre 2008, Ecce è stato uno dei più importanti progetti formativi a distanza realizzati nel nostro Paese; promosso dall'Agenzia italiana del farmaco ha coinvolto in circa tre anni oltre 150 mila discenti, tra medici e infermieri. “Basato sul modello dei casi clinici, ha avuto un seguito inatteso e non preventivabile. Aveva due punti di forza: era gratuito ed offriva crediti. E ha generato un fenomeno interessante, con circa il 30% dei medici iscritti che frequentavano molti più casi di quelli che servivano per accumulare i crediti”.
Partito come progetto ECM, Ecce è diventato (come il corso Sicure della FNOMCeO) un caso di empowerment professionale: la risposta eccezionale di medici e (soprattutto) infermieri (“nel 2006 temevamo che gli infermieri non avessero mail personali e interesse a partecipare; invece è stato il contrario; siamo stati travolti dalla partecipazione di 109.000 infermieri”) ha dichiarato come non mai la fame di aggiornamento tecnico professionale anche attraverso gli strumenti digitali, che fino a quel momento erano in Italia a portata di mano di pochi“innovativi”.
Ma se passa dal web anche la formazione, allora dove finisce la carta stampata, i libri, i ponderosi manuali? “Appunto” mi ha detto la mente di Zadig, “nel futuro del mercato e del business vedo solo la necessità che il web medico sostituisca l’editoria cartacea, che è quasi morta, come ha dimostrato la chiusura dell’edizione tradizionale di Tempo Medica da parte di Elsevier, un piccolo funerale dell’editoria medica italiana su carta come l’abbiamo conosciuta.
I soldi per mantenere il sistema vengono dall’industria e dall’istituzione, perché il prodotto pagato dal medico in Italia non esiste: i nostri medici non pagano nemmeno l`ECM... Ma se la carta chiude, cosa c’è dietro l'angolo: il dominio dei sistemi digitali? Aveva ragione Ray Bradbury in Fahrenheit 451? E chi verifica e valida l’affidabilità dei contenuti digitali? “Credo che lo spostamento verso gli strumenti digitali sarà progressivo e massiccio, lasciando solo nicchie di editoria tradizionale. Ma questo non vuol dire contenuti selvaggi e senza autorevolezza: sono certo che si affermeranno i contenuti affidabili e su questo Zadig punta tantissimo. Per offrire contenuti affidabili le istituzioni non perderanno il ruolo di offrire dati attendibili, valutabili e di alta qualità, ricorrendo a partner radicati nel settore. Il futuro della comunicazione della salute sarà assicurato dal legame inscindibile tra istituzioni ed editori affidabili e trasparenti. Dal 1981 a oggi il mondo editoriale, medico-scientifico ma non solo, ha vissuto trasformazioni profonde. Se il dottor Satolli potesse tornare indietro, a quei giorni in cui abbandonò il camice per imbracciare la macchina da scrivere, cosa farebbe? Pentito della scelta di lasciare la vocazione della corsia per una redazione? La risposta di Satolli è senza tentennamenti: “Assolutamente no, visto che in me convivono le due vocazioni. Sono tuttora convinto che l’informazione sia il mio mestiere, perché è un modo di fare medicina”.
Tratto da
Walter Gatti
Sanità e Web – Come Internet ha cambiato il modo di essere medico e malato in Italia
Springer, Milano, 2011