Risparmiare sui farmaci o educare al buon uso?

La manovra economica del governo richiede che l'Agenzia del farmaco prepari analisi di confronto per individuare quanto si potrebbe risparmiare se tutte le Regioni si allineassero alla spesa delle più virtuose per alcune categorie di farmaci, utilizzando quelli meno costosi. Le tabelle sono on line sul sito dell'agenzia (http://www.agenziafarmaco.it) e riguardano quattro tipi di medicinali: gli inibitori della pompa protonica, che bloccano la secrezione acida della stomaco; gli ACE inibitori e i sartani, che riducono la pressione del sangue; le statine, che riducono il colesterolo; e gli inibitori della ricaptazione della serotonina, che si usano contro la depressione. Per tutte queste categorie si potrebbe risparmiare molto utilizzando le molecole più vecchie e più economiche, perché uscite dal brevetto, ma la pressione del marketing spinge invece nella direzione opposta: il costo evitabile con una prescrizione più oculata sarebbe, secondo i calcoli dell'Agenzia, stimabile tra i 646 e i 709 milioni di euro. Una cifra di tutto rispetto per le casse pubbliche, soprattutto di questi tempi.
L'iniziativa di intervenire su questi sprechi è lodevole, anche se tardiva, ma si presenta pilatesca per due aspetti importanti.
Il primo risulta dall'affermazione che lo scopo delle tabelle è di “mettere a disposizione delle regioni strumenti di programmazione e controllo idonei a realizzare un risparmio di spesa”. Cioè si scarica sulla singole Regioni il compito di decidere che cosa fare, con il risultato che ci saranno provvedimenti a pelle di leopardo, a discapito dell'equità del Servizio sanitario. Dovrebbe invece essere lo Stato, come per il LEA, a decidere il regime di rimborsabilità dei farmaci, assumendosi la responsabilità di garantire, per ogni categoria di farmaci equivalenti come efficacia e sicurezza, solo quelli meno costosi.
Il secondo punto è più importante: le categorie di farmaci messi sotto la lente dell'AIFA per la grande variabilità di spesa tra Regioni sono anche tra quelle che presentano una dinamica di crescita annua nei consumi tra le più vigorose, come ben risulta dai grafici del rapporto annuale OSMED sul consumo dei farmaci in Italia (consultabile sempre sul sito dell'AIFA), proprio perché sono tra le categorie su cui si concentrano i maggiori investimenti promozionali dell'industria. Per di più, secondo la letteratura internazionale, gli inibitori di pompa, i sartani e gli antidepressivi, per esempio, sono farmaci spesso abusati, prescritti anche per indicazioni discutibili, nelle quali la reale efficacia clinica è superata dal rischio di effetti collaterali. Vi sarebbero dunque ottime ragioni per un intervento delle autorità sanitarie in questo settore in nome e per conto della salute dei cittadini, e non solo del risparmio. Ma questo richiederebbe l'assunzione di un ruolo tecnico di guida, indirizzo, informazione, formazione e sostegno delle buone pratiche, che non sembra essere oggi all'ordine del giorno.