Non voglio essere chiamato Alzheimer

Il nome di Alzheimer fa paura. Negli Stati Uniti i malati sono ora circa 5 milioni e diventeranno presto più di 10 milioni, mentre in Italia potranno passare da 500 mila a un milione. Non è una buona notizia sapere che raddoppierà il numero delle persone a cui verrà attribuita l'etichetta della demenza, grazie a una di quelle nuove definizioni di malattia ca ui i medici americani ci hanno abituato.
Forse non senza buoni motivi, i criteri per l'Alzheimer erano rimasti immutati per quasi 30 anni, ma ora i National Institutes of Health, insieme alla Alzheimer Association, hanno deciso di allargare l'ambito della condizione, articolandolo in tre fasi: vi è uno stadio di “pre-demenza”, con sintomi più lievi rispetto alla perdita della memoria e delle altre facoltà mentali che compromettono la vita quotidiana nell'Alzheimer conclamato. E, prima ancora, vi è una fase “pre-clinica”, senza disturbi, ma con alterazioni degli esami di immagine del cervello (come PET o risonanza magnetica) o di test di laboratorio.
Questi cosiddetti “biomarcatori” del danno al cervello sono insieme il punto di forza e di debolezza della proposta. Negli ultimi decenni si è infatti appurato che la distruzione dei neuroni comincia anni prima che si manifesti qualsiasi sintomo. Ma gli esperti concordano sul fatto che tutti i marcatori di danno cerebrale sinora studiati sono ben lungi dall'essere utilizzabili nella pratica, in quanto non si sa quanto siano affidabili nel valutare la gravità del danno e nel predire chi avrà in futuro disturbi. Tanto più che, se anche fosse possibile davvero identificare precocemente chi si ammalerà, non ci si potrebbe fare nulla: i farmaci disponibili sono poco efficaci persino sui sintomi, e nulla fanno per rallentare il peggioramento.
I medici americani che hanno messo a punto le nuove linee guida si giustificano dicendo che è urgente “sdoganare” questi marcatori proprio per individuare molti possibili candidati da coinvolgere nelle sperimentazioni di nuovi rimedi su persone ancora chiaramente non malate.
Nessuno vorrebbe essere tra quelli. Vorremmo piuttosto che gli esperti ci dicessero di più su come possiamo conservare a lungo in buono stato la nostra mente, magari giocando a carte e leggendo libri, anziché guardare la solita TV.
(pubblicato su Corriere Salute di domenica 5 giugno 2011)
nuova scoperta scientifica
Innovativa terapia per curare le demenze: la Psiconeuroanalisi.
Sardegna1 ha trasmesso diverse interviste a riguardo con toccanti testimonianze.
L'associazione AION cercherà grazie a tutti i sostenitori di far fronte alle richieste di chi vive il disagio della malattia di Alzheimer.
http://www.youtube.com/watch?v=U4vCswj0Vlc&feature=share
Troverete le testimonianze complete sul nostro blog
http://lafinedellademenzadialzheimer.blogspot.com
e sul sito della neonata associazione
http://www.aion-onlus.it/